Ieri sera, insieme a Eleonora, ci sono ritrovati immersi nel caos. Non un caos metaforico, ma quello scientifico, dissacrante e meravigliosamente orchestrato da Barbascura X nel suo ultimo spettacolo "Siamo qui per caos". Tra una risata e un momento di puro sbigottimento, ci siamo ritrovati davanti a una domanda che, se presa seriamente, è capace di farti guardare allo specchio e non riconoscere più il tizio che ti ricambia lo sguardo: Chi siamo noi?
Barbascura ci ha trascinati nei meandri della biologia più estrema. Esistono creature che, dopo essersi tagliati di netto la testa, sono capaci di rigenerarla da zero e farla ricrescere. A quel punto, potrebbe farsi largo tra la miriade di pensieri, un dubbio: ma quell'animale con la testa "nuova di trinca" è ancora lo stesso individuo di prima? E se la risposta vi sembra scontata, passiamo alla specie umana.
Il caso Phineas Gage e il "furto" della personalità
Nello spettacolo è stato citato un caso clinico che è un pilastro delle neuroscienze: quello di Phineas Gage. Nel 1848, a causa di un'esplosione, un'asta di ferro lunga un metro gli trapassò il cranio, distruggendo gran parte del suo lobo frontale. Phineas sopravvisse (miracolosamente), ma non fu mai più Gage. Da uomo mite e rispettabile, divenne irascibile, blasfemo e imprevedibile.
Qui la filosofia incontra la biologia con un frontale degno di nota: se un pezzo di metallo può cambiare chi sei, allora tu dove finisci? Sei nei tuoi neuroni? Nella corteccia prefrontale? Se cambiamo l'hardware, il software resta lo stesso?
Il Paradosso della Nave di Teseo
Tornando a casa, con il cervello ancora in fermento, non ho potuto fare a meno di ricollegare tutto questo a uno dei dilemmi più antichi della storia: il paradosso della Nave di Teseo.
Lo conoscete?
Immaginate la gloriosa nave con cui Teseo tornò ad Atene. Per conservarla, i cittadini sostituivano via via le assi di legno che marcivano con assi nuove e resistenti. Dopo qualche decennio, non un singolo centimetro del legno originale faceva più parte della struttura.
A quel punto, i filosofi (che hanno sempre amato complicarsi la vita) iniziarono ad interrogarsi: quella è ancora la nave di Teseo?
Se dite di sì, allora l'identità non dipende dalla materia, ma dalla forma o dalla funzione.
Se dite di no, allora noi stessi siamo degli estranei a noi stessi, dato che le nostre cellule muoiono e si rigenerano continuamente.
Conclusioni
Siamo hardware, software o solo un gran bel casino?
Siamo il nostro cervello? Ma se il cervello cambia, cambiamo noi. Siamo il cuore? Un trapianto però non ci rende un'altra persona. Siamo l'anima? Concetto affascinante, ma difficile da misurare... Siamo la nostra coscienza? Siamo la somma delle nostre esperienze? Siamo i nostri ricordi?
Cosa diavolo siamo?
Cos'è che ci identifica davvero?
Oppure forse l'errore sta nel cercare un "punto fisso". Forse non siamo questo o quello, perché siamo un processo. Siamo come la fiamma di una candela: la materia (la cera e l'ossigeno) cambia ogni secondo, ma la fiamma resta lì, a fare luce, costante nella sua mutazione.
Non è la materia a definirci, ma il viaggio che stiamo compiendo. Quindi chi siamo davvero? Forse non lo sapremo mai con certezza e forse ognuno di noi sarà giunto ad una propria e personale conclusione. In fondo, siamo qui per caos, appunto. E in questo turbine di atomi e neuroni, l'unica certezza è che non smetteremo mai di cambiare, restando, paradossalmente, sempre gli stessi.
Capitan Pess

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