12 Volte Start
Ci sono momenti in cui la vita quotidiana, con i suoi ritmi scanditi dal lavoro, dalle responsabilità e dalle comodità, ci fa dimenticare di cosa sia capace il nostro corpo. E, soprattutto, di cosa sia capace la nostra mente quando decide di non negoziare con la pigrizia.
Venerdì 15 maggio 2026, ore 15:30, le temperature si sono abbassate, ha piovuto fino a mezz'ora fa e le previsioni promettono acqua per la notte; alle spalle ho una settimana intensa, una giornata di lavoro dura che avrebbe giustificato qualsiasi tipo di riposo ampiamente meritato. Davanti a me, invece, ho un timer, un paio di scarpe da corsa e un’idea folle, nata dalla filosofia di David Goggins ma riadattata per spingermi un passo più in là: la 4x4x48 Challenge.
Le regole standard prevedono di correre 4 miglia (6,4 km) ogni 4 ore per 48 ore. Io ho scelto di non arrotondare per difetto. Ho scelto i 7 chilometri. Ogni singola volta. Per dodici volte consecutive.
Oggi è domenica 17 maggio. La sfida è finita. Sul contapassi ci sono 84 chilometri, due maratone complete, e nelle vene una strana forma di pace.
Se non mi conosci, non puoi sapere che non sono un atleta eccezionale. Sono un uomo di (quasi) 50 anni che non ha e non ha mai avuto risultati eclatanti a curriculum.
Ma capisco che quello che ho realizzato in questi giorni si avvicina molto ad un'impresa sportiva epica, almeno per me.
In questi giorni ho condiviso le mie fatiche e ho ricevuto tantissimi messaggi; la maggior parte di questi mi riconoscono una costanza, un impegno e una determinazione ammirevole.
Non un talento, non una capacita' di corsa al di fuori del comune, solo determinazione.
Quella cosa che possiamo avere tutti...
Non scrivo queste righe per vantarmi; l’orgoglio che provo è silenzioso, intimo. Scrivo perché credo che lo sport, portato ai suoi confini, sia una delle più grandi lenti filosofiche attraverso cui guardare dentro se stessi. E vorrei condividere con voi cosa c’è dall'altra parte del muro.
La Brutalità del Ritmo: Quando il Tempo Diventa un Nemico
La vera durezza della 4x7x48 non risiede nella distanza complessiva, ma nella frammentazione del tempo. Nella vita siamo abituati a correre, fermarci, riposare e poi ripartire il giorno successivo. Qui il concetto di "giorno" svanisce. Il tempo smette di essere un flusso lineare e diventa una gabbia circolare che si resetta ogni 240 minuti.
Finisci la tua sessione da 7 km con il cuore in gola. Fai la doccia, cerchi di buttare giù calorie utili ma ovviamente senza esagerare, fra meno di 3 ore devi tornare a correre; provi ad allungare i muscoli. Ti sdrai. E proprio mentre il corpo inizia a smaltire l'adrenalina e raffreddarsi e la mente a scivolare nel sonno, la sveglia suona di nuovo.
La transizione psicologica dal calore e della comodità del letto al freddo della strada, due o tre volte nello spazio di una sera/notte, è una violenza autoinflitta che disintegra ogni maschera. Lì non sei l'atleta forte, non sei il professionista stimato: sei solo un uomo, al buio, che deve decidere se stare al caldo o mantenere una ridicola promessa fatta a se stesso.
Il Silenzio delle 3:30 del Mattino: Una Riflessione Filosofica
Se c’è un momento che definisce questa impresa, è la sessione delle tre e mezza del mattino. Il mondo dorme. Le strade sono deserte, i rumori della città azzerati. Ci sei solo tu, il rumore ritmico dei tuoi passi sull'asfalto, il tuo respiro e il buio.
In quel silenzio, lo sforzo fisico diventa una forma di meditazione brutale. I primi due chilometri sono un negoziato continuo: le ginocchia cigolano, i quadricipiti bruciano, la mente urla "torna a dormire, hai già dimostrato abbastanza". È la richiesta del comfort.
Superare quel blocco non è una questione di muscoli, ma di spirito. Lo sport ci insegna che il dolore è un dato di fatto, ma la sofferenza è una scelta. Quando accetti il disagio, quando smetti di combatterlo e lo accogli come parte del viaggio, accade qualcosa di magico: la mente si corazza. Accetti il dolore e impari a dissociare la fatica dalla tentazione di fermarti. Capisci che hai ancora un serbatoio immenso di energia a cui attingere, protetto da una barriera che solo la forza di volontà può infrangere.
Questa sfida mette tutti sullo stesso identico livello, dal professionista all'amatore. Non ci sono tempi da confrontare, non c’è una classifica, non c’è un ordine di arrivo: o la porti a termine o ti ritiri. Se arrivi in fondo, hai raggiunto lo stesso identico risultato di David Goggins.
Perché lo Facciamo? I Sani Valori dello Sport
Oggi che le gambe hanno smesso di correre, mi guardo indietro e rivedo i 30 brevi video che ho registrato in queste 48 ore. In alcuni ho lo sguardo stanco, a volte sono sorridente, in altri sono rigido per il sonno spezzato, in altri ancora si intravede la luce del traguardo. Non c’è finzione in quelle immagini, c'è solo la verità di un uomo che ha scelto la via più difficile e probabilmente più folle.
Il messaggio che vorrei lasciare a chi leggerà queste parole è un invito a riscoprire il valore del sacrificio intenzionale. Viviamo costantemente nella disperata ricerca di una gratificazione istantanea e il massimo comfort con il minimo sforzo. Lo sport, quello vero, si ribella a tutto questo. Ti costringe a guadagnarti ogni singolo centimetro. Ti insegna l'umiltà di fronte alla fatica e il rispetto per il tuo stesso corpo; è un inno contro la noia e la pigrizia.
Non serve correre 84 chilometri in due giorni per capire tutto questo. Basta darsi un obiettivo che spaventa, ognuno ha il suo, fare il primo passo quando tutto il tuo essere ti dice di rimanere fermo o rimandare, e scoprire che sei molto più forte di quanto la tua mente ti voglia far credere.
Questa sfida per me è finita oggi. La mia ricerca del disagio però è sempre al lavoro per mettermi alla prova con nuovi traguardi.
Grazie a chi mi è stato vicino in questo giorni, a chi ha guardato e si è fatto trasportare e a chi ha scritto un messaggio infondendomi fiducia e coraggio...virtualmente vi ho sentiti tutti con me. Ora finalmente è tempo di riposare.
Capitan Pess
https://youtu.be/U4M7CP_QeGY?is=_gAuU3WOzeymHNbZ
