171-MORZINE: L'APPUNTAMENTO CON I MIEI LIMITI SI AVVICINA


Nel mondo Spartan esiste una strana specie di esseri umani. Quelli che, davanti a una distanza, non chiedono "Quanto ci metterò?" ma "Riuscirò a portarla a casa?". Quelli che non guardano il cronometro dei vicini, che non cercano di raggiungere chi gli corre davanti ma fissano dritto negli occhi il mostro che hanno dentro.

​Io appartengo a questa folle tribù.


​La "Vittoria" non ha un Podio

​Nel circo Spartano, c’è chi vive per il podio, chi calcola i grammi di gel e chi lima i secondi su ogni ostacolo. Li ammiro, davvero. Ma la maggior parte di noi (forse) gioca a un altro sport. Per me, la "vittoria" non è la posizione in classifica. La mia vittoria è un dialogo (spesso urlato e confuso) tra me e il percorso.

Tra chi sono quando parto e chi sarò diventato quando arrivo (se arrivo).

​È quel momento in cui le gambe dicono "Basta", i polmoni rispondono "Scherzi?" e la testa deve fare da arbitro in una rissa che sembra non finire mai. Vincere, per me, significa semplicemente rispondere alla domanda: "È alla mia portata?". E l'unico modo per scoprirlo è andare a vedere se ho posizionato l'asticella nel giusto livello oppure ho esagerato.


​Filosofia del Fango: Io contro Me (e qualche Montagna)

​Diciamocelo con franchezza: la sfida non è mai contro l’atleta che ci sorpassa in salita. Lui ha la sua battaglia, la sua storia, la sua missione e il suo obiettivo, io ho i miei, ognuno ha i suoi. La mia guerra è contro quel desiderio primordiale di fermarsi quando il dislivello diventa cattivo. È una sfida epica, quasi omerica, se non fosse che invece della tunica indosso calze a compressione e sono ricoperto di melma.

​Non cerco la gloria davanti agli altri. Cerco quel brivido che provi quando il traguardo smette di essere un obiettivo e diventa una liberazione filosofica. L'ultimo passo del percorso.

Il percorso è lo specchio: ti mostra chi sei veramente quando sei stanco morto.

Prossima Fermata: L’Inferno di Morzine

​A luglio si torna nel "tempio". Morzine. La Spartan Ultra.

Per chi non la conoscesse, non è una corsa: è un test di resistenza per l’anima. Ad un certo punto persino i santi del paradiso ti abbandonano.

Chilometri che sembrano infiniti, dislivelli che farebbero piangere un camoscio e ostacoli che sembrano messi lì apposta per farti dubitare delle tue scelte di vita.

​Perché lo faccio? Perché l’asticella chiama. Perché quella montagna ha dei conti in sospeso con la mia forza di volontà e io sto ancora cercando di saldarli tutti.

​Non aspettatevi tempi record o analisi tecniche. Aspettatevi un uomo che lotta contro la gravità, che ride in faccia alla fatica (o almeno ci prova) e che, alla fine, cercherà solo di capire il punto in cui dovrò riposizionare la prossima asticella.



Capitan Pess





170-I ROTHSCHILD E GLI ALTRI: RECENSIONE

Corbezzoli e balene saltellanti! Ehilà, lupi di mare e ratti di sentina! Benvenuti a bordo. Prima di tornare a lucidare i cannoni e a discutere su quale sia il miglior porto dove spendere i nostri ultimi dobloni, dobbiamo parlare di cose serie. Mentre eravamo in secca, ho scovato un tomo tra i tesori di un mercantile che non parla di mappe del tesoro o di dove nascondere il rum, ma di chi i dobloni li ha inventati per davvero!

​Mettetevi comodi, posate il pappagallo sulla spalla e leggete cosa ho scoperto tra le pagine di questo libro "terrestre"...


​Dietro le Quinte della Storia: Recensione di "I Rothschild e gli altri"

​Cosa muove davvero i fili del mondo? È la politica, la cultura o quella forza invisibile e costante chiamata finanza? Recentemente ho terminato la lettura di "I Rothschild e gli altri", un’opera che scava nelle radici del potere economico moderno, e sento il bisogno di condividere alcune riflessioni su un testo che è tanto un saggio storico quanto un’indagine sociologica.

Il Cuore dell’Opera

​Il libro non si limita a raccontare la celebre ascesa della famiglia Rothschild — partendo dal ghetto di Francoforte per arrivare a influenzare le corti di tutta Europa — ma allarga l'orizzonte a quell'intero ecosistema di grandi dinastie bancarie che hanno plasmato l'Ottocento e il Novecento.

​L’autore analizza come queste famiglie non abbiano solo accumulato ricchezza, ma abbiano creato un vero e proprio linguaggio della diplomazia finanziaria, rendendosi indispensabili per imperi e nazioni in guerra.

I Punti di Forza

  • Contesto Storico Rigoroso: Il pregio maggiore è la capacità di smitizzare molte leggende metropolitane, sostituendole con fatti documentati. Si comprende come il loro potere derivasse da un’intuizione geniale: la velocità delle informazioni e la solidità di una rete familiare transnazionale.
  • Oltre il Nome: Il riferimento agli "altri" nel titolo è fondamentale. Il libro offre spazio a figure e istituti meno noti al grande pubblico, ma altrettanto cruciali nel definire gli equilibri geopolitici che viviamo ancora oggi.
  • Stile Narrativo: Nonostante la complessità del tema, la narrazione scorre fluida, riuscendo a rendere appassionanti anche i dettagli sui prestiti statali o sulle fluttuazioni del mercato dell'epoca.

Una Riflessione Personale

​Leggendo queste pagine, ci si rende conto di quanto la storia "ufficiale" — quella fatta di battaglie e trattati — sia spesso solo la superficie di un mare molto più profondo. La capacità di queste dinastie di restare in equilibrio tra diverse fazioni politiche invita a riflettere sul concetto di sovranità e sul ruolo che il capitale gioca nella risoluzione (o nella nascita) dei conflitti.

Perché Leggerlo?

​Consiglio questo libro a chi:

  1. ​Vuole capire l'origine del sistema finanziario globale.
  2. ​Ama la storia europea vista da una prospettiva inedita.
  3. ​Cerca di distinguere tra i fatti storici e le teorie del complotto che spesso circondano questi nomi.

E voi cosa ne pensate? Credete che la finanza abbia oggi lo stesso peso che aveva nell'epoca d'oro dei Rothschild, o il potere si è spostato verso nuovi attori tecnologici?


Per tutti i fulmini di Nettuno! Che ne dite, pirati? Sembra proprio che non servano bende sull'occhio e uncini per dominare i sette mari, a volte basta un registro contabile e un'ottima rete di messaggeri! Mi sa che noi abbiamo sbagliato mestiere, ma ormai è tardi per diventare banchieri e il mare ci chiama ancora.

Ora però non fate i timidi come mozzi al primo arrembaggio: fatemi sapere nei commenti se preferite la forza bruta di un galeone o la sottile astuzia di queste grandi famiglie.



Capitan Pess






169-L'ARTE DI VIVERE: QUANDO IL LAVORO DIVENTA GIOCO

"Ehilà, banda di ratti di sentina e sognatori d'acqua dolce! Ammainate le vele e prestate orecchio, perché oggi non parleremo di come lucidare i cannoni o contare i dobloni. Ho scovato un messaggio in bottiglia che parla di una magia nera... o forse bianchissima: l'arte di vivere senza catene! Se pensate che la vita sia solo remare a frustate fino al prossimo porto, allora siete fuori rotta. Allacciate la benda sull'occhio e leggete bene, perché qui si impara a navigare tra il dovere e il piacere come se fossero lo stesso oceano!"


​L’Arte di Vivere: Quando il Lavoro Diventa Gioco

​Ti è mai capitato di osservare qualcuno così immerso in ciò che fa da non riuscire a capire se stia faticando o se si stia divertendo? Esiste un confine sottile, quasi invisibile, che separa il dovere dal piacere. Per molti di noi, questo confine è un muro invalicabile; per il "maestro dell'arte di vivere", invece, quel muro semplicemente non esiste.


"Il maestro dell’arte di vivere non traccia confini netti tra lavoro e gioco; tra fatica e svago; tra mente e corpo; tra istruzione e ricreazione. Egli non distingue questo da quello. Semplicemente egli persegue l'eccellenza in tutto ciò che compie e lascia che siano gli altri a stabilire se lavora o gioca. A lui sembra sempre di fare l'uno e l'altro"


La fine del dualismo

​Viviamo in una società che ama compartimentare tutto. Abbiamo le ore "produttive" e le ore "libere", i giorni della settimana dedicati al dovere e i weekend dedicati al recupero. Questa divisione, però, crea una frattura interiore: passiamo metà della nostra vita aspettando che l'altra metà cominci.

​Il messaggio racchiuso in questa frase ci sfida a superare questa dualità. L'arte di vivere non consiste nel bilanciare due pesi opposti su una bilancia, ma nel fondere gli elementi in un'unica esperienza coerente.

L’eccellenza come unico nord

​Il segreto del maestro non è la fortuna di non avere responsabilità, ma l'approccio che decide di adottare. Egli "persegue l’eccellenza in tutto ciò che compie".

​Che stia scrivendo un rapporto, cucinando una cena o studiando una nuova lingua, l’intenzione rimane la stessa: metterci il massimo della cura. Quando l'obiettivo non è "finire il prima possibile", ma "farlo al meglio delle proprie possibilità", l'azione stessa si trasforma. La fatica smette di essere un peso e diventa parte del processo creativo.

La percezione esterna vs. la realtà interna

​C'è un passaggio meraviglioso in questa citazione: il maestro "lascia che siano gli altri a stabilire se lavora o gioca".

​Agli occhi di un osservatore esterno, uno scultore che passa dieci ore a rifinire un dettaglio potrebbe sembrare uno stacanovista esausto. Agli occhi di un altro, potrebbe sembrare un bambino che gioca con il fango. Al maestro, invece, "sembra sempre di fare l’uno e l’altro".

Come applicarlo oggi?

​Non serve essere degli artisti o dei filosofi per aspirare a questo stato. Si tratta di un cambio di prospettiva che possiamo applicare ogni giorno:

  1. Presenza totale: Prova a essere interamente presente in ciò che fai, senza proiettarti già al momento in cui avrai finito.
  2. Curiosità costante: Tratta l'apprendimento come un gioco e il gioco come un'occasione per imparare.
  3. Elimina il "Pilota Automatico": Quando smettiamo di vedere le mansioni quotidiane come ostacoli tra noi e il relax, iniziamo a godere del percorso.

​In definitiva, la felicità non si trova fuggendo dal lavoro per andare verso il gioco, ma trasformando la nostra intera esistenza in un'opera d'arte dove ogni gesto ha valore.

E tu? Oggi stai lavorando o stai giocando?


Conclusione

​"Allora, che ne dite, vecchi lupi? Siete pronti a buttare a mare le vostre bussole rotte e a smettere di dividere il tempo tra 'fatica' e 'gioia'? Che stiate riparando una rete da pesca o sorseggiando del rum sotto le stelle, fatelo con la foga di chi sa che ogni istante è il suo bottino personale! Ora tornate pure ai vostri posti, ma ricordate: se qualcuno vi chiede se state lavorando troppo, fategli una risata in faccia e ditegli che state solo giocando con il destino".



Capitan Pess





168-LA PENNA CORAGGIOSA: IL PASSAGGIO CRUCIALE DA SPETTATORI A PROTAGONISTI

Corpo di mille balene! Siete stanchi di lasciarvi trasportare dalle correnti del destino come una zattera alla deriva senza bussola nè timone? Siete stanchi di farvi governare dai capricci del mare e dalle opinioni delle altre ciurme? Se siete stufi di essere semplici spettatori del vostro saccheggio e volete finalmente assaltare la vostra felicità, allora questa bottiglia di rum con un messaggio è per voi!

​Non c'è niente di peggio che essere una bandiera bianca, pronti a essere scritti da chiunque passi con un pennino. Dobbiamo essere noi i capitani della nostra nave, i padroni della nostra rotta! Quindi, issate le vele, lucidate le sciabole e preparatevi a un'arrembaggio... alla vostra stessa vita!

La Penna Coraggiosa: Smettere di Essere una Pagina Bianca

​C’è una differenza sottile, ma abissale, tra il lasciarsi vivere e il decidere di vivere. Spesso ci sentiamo come una pagina bianca: inerti, in attesa che il destino, le circostanze o le opinioni degli altri scrivano la nostra storia. È una posizione comoda, certo, perché ci libera dalla responsabilità del fallimento. Ma a che prezzo? Al prezzo della nostra stessa esistenza.

Condannati a essere liberi

​L'immagine che hai condiviso richiama un concetto filosofico profondo: la "formula di Sartre" secondo cui siamo condannati a essere liberi. Sembra un paradosso, vero? Come può la libertà essere una condanna? Lo è perché porta con sé il peso della scelta. Ogni volta che decidiamo di non scegliere, stiamo in realtà lasciando che il "capriccio del destino" lo faccia per noi.

​Prendere in mano la penna coraggiosa della propria vita non significa avere tutte le risposte o sapere esattamente dove il racconto ci porterà. Significa, semplicemente, accettare di essere gli autori del prossimo paragrafo.

Il potere della micro-scelta

​Nell'esempio del libro, un ragazzo cambia radicalmente la percezione di sé partendo da soli 20 minuti di corsa al giorno. Non ha scalato l’Everest, ha solo deciso di riempire una piccola porzione di quella pagina bianca con un’azione consapevole.

​Questo è il segreto:

  • Decidere invece di subire.
  • Agire invece di aspettare il momento perfetto.
  • Assumersi la responsabilità della propria felicità, anche quando è faticoso.

La tua pagina inizia oggi

​Siamo tutti, in qualche modo, spaventati dal vuoto del foglio bianco. Ma è proprio in quel vuoto che risiede il tuo infinito potere interiore. Puoi continuare a lasciarti scrivere dai venti della sorte, oppure puoi impugnare la penna e tracciare la tua prima riga.

​Non deve essere un capolavoro immediato. Deve solo essere tua.

Yarrr, e Che La Vostra Storia Sia Un Grande Saccheggio!

​Ecco a voi, filibustieri della propria esistenza! Spero che questo vi abbia dato un po' di spunto per impugnare la vostra sciabola... o la vostra penna, a seconda del nemico! Non lasciate che altri scrivano il vostro diario di bordo. Siate voi a tracciare la rotta, a decidere quali tesori depredare e quali porti visitare.

​Ora, andate e conquistate i sette mari del vostro destino! E ricordate, se qualcuno prova a dirvi cosa fare, potete sempre rispondergli con un sonoro "Yo ho ho! E una bottiglia di rum!".



Capitan Pess





167-"NON MENTIRE" DI FREIDA McFADDEN

Ahoy, mozzo! Hai trovato un tesoro nascosto... o forse è solo un diario pieno di segreti oscuri come il fondo dell'oceano! Prepara il tuo cannocchiale e preparati a navigare tra le onde misteriose dell'ultimo thriller che ha fatto tremare la mia nave: "Non mentire" di Freida McFadden. Che la fortuna ti assista nel viaggio... o potresti finire a bere rum e acqua salata.


Un thriller psicologico che non ti lascia scampo

​Se siete alla ricerca di un libro che vi faccia dubitare di ogni singolo personaggio fin dalla prima pagina, "Non mentire" (Never Lie) di Freida McFadden è il titolo che fa per voi. La "regina dei colpi di scena" colpisce ancora con un thriller claustrofobico ambientato tra le mura di una villa isolata e i segreti di una psichiatra scomparsa.

La Trama: Una casa, una tempesta e troppi segreti

​Tricia ed Ethan sono una coppia di sposini alla ricerca della casa dei loro sogni. La loro ricerca li conduce in una remota villa che apparteneva alla dottoressa Adrienne Hale, una rinomata psichiatra svanita nel nulla quattro anni prima.

​Rimasti bloccati nella casa a causa di una violenta tempesta di neve, Tricia inizia a esplorare l'abitazione e si imbatte in una stanza segreta contenente le registrazioni delle sedute della dottoressa Hale. Ascoltando i nastri, Tricia scopre una rete di bugie e ossessioni che coinvolge i pazienti della dottoressa... e forse qualcuno di molto vicino a lei.

Perché questo libro ti terrà incollato alle pagine

​La McFadden ha un talento unico nel creare una tensione costante. Ecco i punti di forza di questo romanzo:

  • L'atmosfera "Giallo a porte chiuse": L'ambientazione nella villa isolata durante la bufera crea un senso di isolamento perfetto per un thriller psicologico.
  • I nastri magnetici: L'espediente dei nastri permette al lettore di "ascoltare" il passato mentre la storia nel presente si dipana, creando un doppio binario narrativo che accelera il ritmo.
  • Il twist finale: Come in ogni libro della McFadden, nulla è come sembra. Quando pensi di aver capito tutto, l'autrice rimescola le carte in modo diabolico.

Riflessioni finali

Non mentire non è solo un mistero sulla scomparsa di una donna, ma un'analisi inquietante sulla natura della persone e della verità.


Voto: 8.5/10 – Un "page-turner" puro. Preparatevi a fare le ore piccole, perché non riuscirete a chiuderlo prima della fine.


Corpo di mille balene! Se sei sopravvissuto a questa tempesta di suspense, allora meriti un bel sorso di rum... o almeno un altro capitolo! Ma attenzione: non tutti i segreti sono stati svelati, e il prossimo colpo di scena potrebbe essere dietro l'angolo. Nel frattempo, se hai il coraggio di affrontare ancora le acque agitate del mistero, seguimi... o potresti finire a camminare sull'asse dell'ignoto! Arrr!



Capitan Pess





166-MALTA: IL VIAGGIO

 

Diari di Bordo: Alla Conquista di Malta! 

Ahrr, compagni di avventure! Benvenuti a bordo di questo nuovo racconto di viaggio. Oggi vi svelo le rotte che abbiamo tracciato in acque maltesi. Preparate la vostra mappa, lucidate la bussola e tenete pronti i forzieri, perché stiamo per salpare alla scoperta di un'isola piena di tesori (e non solo d'oro)!

Malta oltre l’estate: movida, storia e il segreto dei Pastizzi

​Dimenticate la calca agostana e il caldo torrido. Malta è un’isola che dà il meglio di sé quando si ha il respiro per esplorarla. Io ed Eleonora l'abbiamo vissuta intensamente per sei giorni, scoprendo che il segreto per un viaggio perfetto qui non è solo cosa vedi, ma come ti muovi e dove decidi di fare base.


​Saint Julian: il cuore pulsante

​Se cercate la combinazione perfetta tra strategia e divertimento, Saint Julian è il posto giusto. È vicina a tutto, ma è la sera che rivela la sua vera anima: un labirinto di stradine illuminate, grattacieli moderni, discoteche, pub e ristorantini di ogni tipo. È il luogo ideale per chi vuole vivere l'isola h24, passando dai ritmi lenti della storia alla frenesia della movida notturna.

Un itinerario tra storia e mercati tipici

​In meno di una settimana siamo riusciti a toccare i punti più iconici dell'arcipelago. Ecco le tappe che vi suggeriamo di non perdere:

  • La Valletta e le Tre Città: Un tuffo nella storia dei Cavalieri, con Vittoriosa che incanta per il suo fascino antico.
  • Mdina e Victoria: Le "città del silenzio" e la maestosa Cittadella a Gozo offrono panorami mozzafiato e un'atmosfera sospesa nel tempo.
  • Marsaxlokk: Imperdibile la domenica per il suo mercato tipico; i colori delle barche (i luzzu) e l'energia dei banchi locali valgono da soli il viaggio.
  • Gozo, Comino e Sliema: Per completare il quadro tra mare cristallino e shopping.

Muoversi come un "Local": le App indispensabili

​Per essere davvero indipendenti e non sprecare tempo prezioso, ci sono due strumenti che vi cambieranno la vacanza:

  1. Bolt: Funziona come un Uber locale. È incredibilmente efficiente, economico e vi salva in ogni situazione.
  2. Tallinja: L'app ufficiale dei pullman. È precisissima: vi dice orari, prezzi e vi guida a piedi fino alla fermata più vicina.

​Con queste due sul telefono, Malta non avrà segreti e potrete girarla in totale autonomia senza il rischio di sbagliare strada.

La sfida gastronomica: i Pastizzi

​Non potete dire di essere stati a Malta senza aver provato i Pastizzi. Si trovano letteralmente in ogni angolo dell'isola e sono il "fast food" tradizionale per eccellenza.

Sono sfogliatine croccanti ripiene, solitamente proposte in tre versioni: ricotta, piselli o pollo. Il prezzo? Incredibile: tra i 50 e gli 80 centesimi di euro. Con un paio di euro e due pastizzi avrete fatto un pranzo veloce, gustoso e super economico.

Il nostro consiglio finale? Evitate i mesi di punta. Malta è un gioiello che va goduto senza la ressa, passeggiando tra le sue pietre dorate e godendosi le serate fresche a Saint Julian.


E così, miei prodi, si conclude questo diario di bordo. Malta ci ha regalato serate epiche, bottini di pastizzi a non finire e scorci da togliere il fiato. Seguite queste dritte e sarete pronti a conquistare l'isola anche voi, senza stress e con la pancia piena.


Capitan Pess





165-ADDIO MACGYVER: PERCHÉ IL MIO FEDELE MULTIUSO OGGI È UN RISCHIO LEGALE

"All'arrembaggio... con prudenza!"

​Corbezzoli e fulmini! Ascoltate bene, vecchi lupi di terra e pirati da scrivania! Se siete cresciuti pane, avventura e serie TV anni '80, sapete bene che un vero filibustiere non abbandona mai il ponte senza il suo ferro... o almeno senza un piccolo, scintillante pezzo di acciaio svizzero in tasca.

​Io, fedele seguace del mitico capitano MacGyver, ho navigato tra le giungle d'asfalto per anni con il mio multiuso sempre pronto all'azione. Ma attenzione, ciurma: i venti sono cambiati e le guardie costiere della legge hanno tirato fuori i cannoni pesanti. Prima di finire dritto in prigione a pane e acqua per un semplice cavatappi, fareste bene a leggere come sono mutate le rotte della legalità...



Per chi è cresciuto negli anni '80 e '90, il coltellino svizzero non era un'arma. Era un distintivo. Era la promessa che, con un po' di ingegno e una lama ben affilata, avresti potuto riparare una bicicletta, aprire un pacco o persino salvare la situazione in un campeggio improvvisato.

​Da fan sfegatato di MacGyver, ho sempre portato con me quel piccolo concentrato di ingegneria. Mi ha servito fedelmente per decenni, risolvendo mille piccole necessità quotidiane. Ma oggi, quel compagno d'avventure è diventato un vicino scomodo: portarlo in tasca oggi può significare guai seri.

Cosa dice (davvero) la legge?

​Spesso si sente dire che "sotto le quattro dita di lama è legale". Purtroppo, è un mito pericoloso. In Italia, la normativa (principalmente l'art. 4 della Legge 110/75) distingue tra armi bianche e strumenti atti ad offendere.

  • Il porto ingiustificato: Anche un piccolo coltellino multiuso rientra tra gli oggetti che non possono essere portati fuori dalla propria abitazione senza un giustificato motivo.
  • Cos'è il "giustificato motivo"? Andare a funghi, fare trekking in montagna o essere in un cantiere di lavoro sono motivi validi. Andare al centro commerciale, in posta o al cinema con un coltellino in tasca "perché non si sa mai", purtroppo, non lo è.

Il rischio: dalla multa al penale

​Non si tratta di una semplice ramanzina. Il porto abusivo di oggetti atti ad offendere è un reato che può comportare l'arresto da sei mesi a due anni e ammende salate. Anche se le tue intenzioni sono le più nobili del mondo e la lama è minuscola, in caso di controllo potresti finire nei guai.

Il paradosso del "buon cittadino"

​È frustrante, lo so. Chi porta un multiuso di solito è proprio la persona più civile: quella che vuole essere utile, che è preparata, che ha uno spirito pratico. Eppure, la crescente attenzione alla sicurezza pubblica ha ristretto il campo d'azione, portandoci a dover rinunciare a un pezzetto della nostra quotidianità per evitare spiacevoli conseguenze legali.

Conclusione

​Il mio multiuso resterà d'ora in poi nella cassetta degli attrezzi a casa o nello zaino esclusivamente durante le escursioni domenicali. È la fine di un'era per noi "aspiranti MacGyver" di città, ma la legge non ammette distrazioni.

​Meglio un problema non risolto subito che un verbale in tasca.


"Ammainate le lame!"

​Ecco qui, miei cari bucanieri. Pare proprio che il nostro amato tesoro multifunzione debba restare ben sepolto nel fondo del baule, o almeno confinato ai confini sicuri della nostra stiva (casa nostra!). È un colpo basso al cuore di chi ha sempre vissuto con lo spirito dell'avventuriero pronto a tutto, ma non vale la pena finire ai ferri per una lama da quattro dita.

​Riponete il metallo, lucidate l'ingegno e cercate di non farvi beccare con la guardia abbassata... o con l'attrezzo sbagliato nella tasca sbagliata. Che il vento della libertà (quella legale!) sia sempre in poppa. Alla prossima avventura, e che sia senza verbali!



Capitan Pess









171-MORZINE: L'APPUNTAMENTO CON I MIEI LIMITI SI AVVICINA

Nel mondo Spartan esiste una strana specie di esseri umani. Quelli che, davanti a una distanza, non chiedono "Quanto ci metterò?"...