Se c’è una lezione che porti a casa dopo aver completato una Trifecta Spartan Race in un solo weekend, è che la forza di volontà non è un concetto astratto. È la capacità concreta di spingere la determinazione un metro più in là della del dolore e della stanchezza, ricalibrando gli obiettivi quando la realtà decide di stravolgere i tuoi piani.
La tappa di Saint-Raphaël, nel massiccio dell'Ésterel, non era una gara qualunque.
Valida per le finali del Campionato Europeo, ha messo sul piatto un terreno secco, tecnico e spietato. Insieme al mio compagno di gara Luca abbiamo deciso di alzare l'asticella: completare l'intero circuito dei tre formati classici in un unico fine settimana.
Il conto finale parla chiaro: 37 chilometri totali, 1.300 metri di dislivello positivo e 75 ostacoli.
Sabato: la Beast e la gestione dell'imprevisto
La sfida è iniziata il sabato mattina con la prova più lunga e dura: la Beast (21 km, 700 m D+, 30 ostacoli). L'Ésterel non ha concesso sconti: salite ripidissime, trasporti pesanti, sospensioni su muri e corde con la presa messa a dura prova, passaggi sulla sabbia e tratti di corsa e ostacoli nel mare.
È a metà percorso che si è presentato il primo grande imprevisto: Luca ha subito un infortunio. In quel momento le sue priorità sono irrimediabilmente cambiate e la sua gara si è trasformata in una prova di pura resistenza. Con una tenacia fuori dal comune, Luca ha stretto i denti, portando a termine la Beast e rimanendo incredibilmente in corsa per l'intero weekend.
Sul piano personale invece, la Beast mi ha regalato anche la soddisfazione più grande: 2° posto assoluto nella categoria Open (50-55 anni) su 36 partecipanti. Un risultato conquistato su un tracciato che non perdonava nulla.
Domenica: Super, Sprint e la tenuta mentale
Il vero test psicologico si è presentato la domenica mattina. Presentarsi sulla linea di partenza della Super (10 km, 350 m D+, 25 ostacoli) con le gambe imballate, i normali dolori post-gara e l'infortunio di Luca da gestire ha richiesto una concentrazione enorme.
Su tracciati del genere, tagli, botte, escoriazioni e contusioni non sono un'eccezione: sono la norma. Ogni volta che impatti contro un ostacolo in legno, afferri una corda con le mani sbucciate o scivoli sulle pietre, il corpo ti chiede di rallentare. Ma cerchi di non farlo. Accetti il dolore come parte della sfida e continui.
Nel primo pomeriggio, l'ultimo atto: la Sprint (6,7 km, 250 m D+, 20 ostacoli). Nel format più veloce e affollato, abbiamo attinto alle ultime riserve di energia nervosa per mantenere il passo e superare gli ultimi ostacoli.
Tagliare l'ultimo traguardo e chiudere il cerchio è stato liberatorio.
Il bilancio
Torniamo a casa acciaccati, pieni di lividi e con i segni evidenti di due giorni intensi, ma con la grandissima soddisfazione di aver accettato una grande sfida e di averla portata a termine nonostante le difficoltà.
Tempo fa mi è capitato di leggere una riflessione che descrive perfettamente quello che si prova in momenti del genere:
Invito tutti, nei giusti momenti, ad essere un po' matti.«Di solito le grandi imprese sono alimentate, almeno in parte, dalla passione irrazionale. Se razionalmente consideri le probabilità di compiere una qualsiasi grande impresa degna di nota, molto spesso succede che prendi la razionale decisione di arrenderti. Per insistere e proseguire bisogna essere un po' matti.»
Capitan Pess
