160-LUCI SUL PALCO, OMBRE NEL PRIVÈ: IL MIO DEBUTTO DA MANAGER NELLA MILANO NOTTURNA

Arrembaggio a Milano, tra tesori nascosti e taverne malfamate

​Ahoy, ciurma! Radunatevi attorno al barile di grog e aprite bene le orecchie, perché il vostro Capitano ha fatto ritorno al porto dopo una notte di tempesta e di gloria.

​Ieri sera ho preso per la prima volta il timone in via ufficiale, guidando la mia stella polare (l’artista) nel mare insidioso della nightlife milanese. L’obiettivo era chiaro: conquistare il palco di una delle "taverne" più rinomate della città e portarsi a casa il bottino degli applausi. Ebbene, per mille balene, l'arrembaggio artistico è riuscito, ma la nave su cui siamo saliti era piena di falle e governata da mozzi ubriachi.

​Ecco il racconto della battaglia, senza peli sulla lingua.

LA MIA PRIMA VOLTA DA MANAGER 

​C’è una prima volta per tutto. Ieri sera è stata la mia “prima” ufficiale nei panni di manager per un artista emergente durante la sua esibizione in una nota discoteca milanese. Un battesimo del fuoco in uno dei templi della nightlife cittadina, un’esperienza che mi ha lasciato addosso due sensazioni contrapposte: l’adrenalina del successo artistico e l’amaro in bocca per ciò che accade fuori dal fascio dei riflettori.

Il trionfo dell’artista (e il lavoro dietro le quinte)

​Partiamo dalle note liete, quelle che fanno capire perché cerchiamo di amare questo lavoro. Quando il mio artista è salito sul palco, l’energia è cambiata. La performance è stata impeccabile, di quelle che bucano il muro di indifferenza che a volte si respira nei club. Vedere il pubblico reagire con quel calore è stata la conferma che la direzione intrapresa è quella giusta.

​Dal canto mio, ho capito cosa significa davvero "gestire" un artista. Non si tratta solo di stare a guardare. Tra il coordinamento dei fotografi per catturare il momento perfetto con i loro spostamenti (per via delle autorizzazioni salire e scendere da un palco continuamente non è facile come immaginarselo) e la mediazione costante con il personale del locale, il mio contributo è stato concreto. Essere il collante e il filtro tra l’esigenza creativa e la realtà operativa è una sfida che ho accolto con soddisfazione.

La realtà dietro la facciata: tra finti professionisti e negligenza

​Tuttavia, il ruolo di manager ti obbliga ad aprire gli occhi su tutto ciò che circonda l'artista. E qui arrivano le note dolenti.

​Milano si vende spesso come la capitale dell’eccellenza e della professionalità, ma ieri sera ho visto una realtà ben diversa:

  • Sicurezza e rispetto (questi sconosciuti): Mi sono imbattuto nel personale di sicurezza e buttafuori che sembravano usciti da un pessimo film degli anni '90. Modi sgarbati, toni irrispettosi e un’aria da "decidotuttoio" che mal si concilia con l'accoglienza. La maleducazione regnava sovrana, sia nei confronti dei ragazzi (specialmente con le ragazze) che degli adulti.
  • La gestione dell'alcol: È stato frustrante vedere come, in una serata frequentata prevalentemente da minorenni, venissero serviti alcolici e superalcolici senza il minimo controllo. Un locale non è solo un business, dovrebbe essere un luogo sicuro, non una zona franca per l'irresponsabilità.
  • Disorganizzazione strutturale: Per essere un club affermato, la gestione degli ingressi, dei tavoli e delle consumazioni è apparsa imbarazzante. Una confusione che tradisce una profonda mancanza di professionalità interna.

Conclusioni: lezione imparata

​Nel complesso, è stata una bellissima prima esperienza per me e per il mio artista e ho imparato che il talento ha bisogno di protezione, non solo di visibilità.




​Morale della favola, miei prodi? Per fortuna siamo vecchi lupi di mare perché abbiamo preso il tesoro che eravamo venuti a cercare – il successo sul palco – ma abbiamo dovuto navigare in acque infestate da squali travestiti da staff...ma questi sono i mari che esaltano i capitani scellerati come noi.

​È stata la mia prima volta in quella baia, e potete scommettere i vostri dobloni che sarà anche l'ultima. La nostra nave merita porti migliori e una ciurma di terra che sappia distinguere una poppa da una prua. Leviamo l'ancora e spieghiamo le vele verso orizzonti più professionali. La rotta è tracciata...



Capitan Pess





159-OLTRE IL RUMORE: QUANDO GLI INCONTRI SMETTONO DI ESSERE CASUALI

​Ehilà, lupi di mare e cercatori di tesori perduti! Calate l'ancora e prestate orecchio, perché oggi non parliamo di dobloni d'oro o di mappe stropicciate che portano a isole deserte. Il vero bottino, quello che non puoi chiudere in un forziere, spunta fuori quando meno te lo aspetti, magari proprio mentre sei nel bel mezzo di una tempesta o stai cercando di capire dove diavolo sia finito il nord.

​Ho scarabocchiato qualche pensiero su questo strano modo che ha il destino di farci sbattere contro le persone giuste proprio quando la nostra bussola sembra impazzita. Lucidate i cannocchiali e leggete qui:


​E' Tutto un caos?

​Viviamo in un costante stato di collisione. Ogni giorno incrociamo sguardi, scambiamo convenevoli e condividiamo spazi con decine di sconosciuti. Per la maggior parte del tempo, queste interazioni sono come atomi che rimbalzano in un contenitore: un caos ordinato che chiamiamo quotidianità.

​Eppure, a volte, accade qualcosa di diverso. Qualcuno entra nella nostra orbita in un martedì qualunque, senza preavviso e senza fanfare, e il ritmo della nostra narrazione cambia.


L’Illusione Della Coincidenza

​Spesso etichettiamo questi incontri come "fortuna" o "puro caso". Ci convinciamo che sia stata solo una questione di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. È una spiegazione rassicurante perché ci solleva dalla responsabilità di dover guardare più a fondo. Ma con il passare del tempo, quella che sembrava una semplice variabile statistica inizia a prendere una forma diversa.


Il Tassello Mancante Che Non Sapevamo Di Cercare

​La vera sorpresa non è l’incontro in sé, ma la scoperta della sua utilità. Solo dopo aver percorso un tratto di strada insieme, ci rendiamo conto che quella persona è arrivata esattamente quando avevamo bisogno di una prospettiva diversa, di una sfida o, semplicemente, di uno specchio.

​È un fenomeno curioso: spesso non siamo consapevoli di avere un vuoto finché qualcuno non arriva a colmarlo. Quella conversazione "casuale" davanti a un caffè o quel confronto imprevisto in ufficio diventano la chiave per aprire porte che non sapevamo nemmeno fossero chiuse.


Una Geometria Invisibile

​Guardando indietro, i punti iniziano a unirsi. Quello che inizialmente sembrava un evento erratico rivela una precisione chirurgica. Iniziamo a sospettare che il disordine della vita nasconda in realtà una geometria invisibile.

  • Il tempismo: Perché proprio ora?
  • L'impatto: Perché questa persona e non un'altra?
  • La trasformazione: Cosa sarebbe successo se le nostre traiettorie non si fossero mai incrociate?

​Quando smettiamo di credere che tutto sia un incidente, iniziamo a onorare di più le persone che ci circondano. Comprendiamo che non siamo solo passeggeri che si scontrano nel buio, ma parte di un intricato meccanismo di crescita reciproca.


​In Conclusione

​Forse la bellezza della vita non sta nel pianificare ogni passo, ma nel restare abbastanza aperti da accogliere chi arriva a scompigliare i nostri piani. Perché alla fine, la magia non sta nell'incontro, ma nella consapevolezza che quell'incontro era esattamente ciò di cui avevamo bisogno per diventare la versione successiva di noi stessi.



​Allora, che ne dite, canaglie? La prossima volta che una nave sconosciuta vi affianca nella nebbia, prima di caricare i cannoni, provate a vedere se non sia proprio il compagno di ciurma che stavate aspettando senza saperlo.

​La vita è un oceano bizzarro e a volte i venti migliori sono quelli che non avevamo previsto. Ora basta chiacchiere, issate le vele e andate a caccia di quei rari tesori in carne ed ossa! Ci vediamo al prossimo porto, e che il vento vi sia sempre favorevole (o almeno non troppo contrario)!



Capitan Pess





158-PERCHE' "NON SI ABBANDONA MAI LA BATTAGLIA" È IL LIBRO CHE DOVRESTI LEGGERE

Mettetevi comodi e posate il boccale, perché oggi non siamo qui per dare la caccia a dobloni d'oro o mappe del tesoro sepolte. No, oggi si parla di come restare a galla quando il mare decide di scatenare l’inferno e le onde sono alte come montagne! 

​Ho appena gettato l'ancora dopo aver terminato un viaggio incredibile tra le pagine di un libro che mi ha letteralmente spettinato (e non è colpa del vento di prua). Quindi, raddrizzate la schiena e preparatevi all'abbordaggio: ecco cosa ne penso di questa bussola d'acciaio per l'anima.

Recensione: "Non si abbandona mai la battaglia" di Eric Greitens. La resilienza non è ciò che pensi.

​Ho appena finito di leggere "Non si abbandona mai la battaglia" di Eric Greitens e, lo dico subito: è uno di quei libri che ti cambiano la prospettiva. Se pensate che sia il solito manuale motivazionale americano tutto urla e "puoi farcela", siete fuori strada. Questa è filosofia applicata alla vita vera, quella che fa male.


Una Conversazione Tra Guerrieri

​Il libro ha una struttura particolare: è una serie di lettere che Greitens scrive a un suo ex commilitone, un Navy SEAL che, tornato dalla guerra, sta affogando nell'alcol e nel senso di colpa.

​Non c'è compassione sterile in queste pagine. C’è una guida ferma. Greitens usa la sua esperienza sul campo e i suoi studi classici (è un esperto di filosofia greca e stoicismo) per spiegare come ricostruire una vita quando tutto sembra andato in pezzi.


I Punti Chiave Che Mi Hanno Lasciato Il Segno:

  • La Resilienza è un’azione, non un sentimento: Greitens chiarisce subito che non si "ha" resilienza, la si fa. È come un muscolo che si allena attraverso le abitudini quotidiane.
  • Il dolore non è una scusa: Il libro non nega la sofferenza, ma ti sfida a usarla come carburante. "Il dolore può renderti più forte o più cattivo", scrive. Sta a noi scegliere la direzione.
  • Felicità vs. Piacere: Una delle distinzioni più belle. Il piacere è momentaneo e passivo; la felicità (quella vera, l'Eudaimonia dei greci) deriva dal perseguire uno scopo e dall'eccellenza morale.
  • L'importanza del "Perché": Se hai un obiettivo abbastanza grande, puoi sopportare quasi ogni "come".
  • ​ 

    "Non abbiamo bisogno di meno sfide, abbiamo bisogno di più saggezza."


Perché dovresti leggerlo

​Mi è piaciuto tantissimo perché non ti offre scorciatoie. Greitens ti sbatte in faccia la realtà: la vita è dura, ingiusta e a volte brutale, ma noi abbiamo il potere di decidere come rispondere. È un mix incredibile tra la durezza di un soldato e la profondità di un filosofo antico.
​Se ti senti bloccato, se stai affrontando un cambiamento o se semplicemente vuoi smettere di trovare scuse, questo libro è il "calcio d'inizio" di cui hai bisogno.

Voto: 5/5 ⭐ (Un libro da leggere e rileggere)


ORA ISSATE LE VELE E PARTITE!

​Allora, lupi di mare, che ne dite? Siete pronti a smettere di lamentarvi del vento contrario e a iniziare a manovrare il timone come si deve? Questo libro non vi regalerà una nave nuova, ma vi insegnerà a riparare la vostra anche sotto la tempesta più violenta.
​Non fate i poltroni da banchina! Fatemi sapere nei commenti se avete il coraggio di affrontare questa lettura o se preferite restare a guardare l'orizzonte.
Ci vediamo al prossimo porto... e che il vento soffi sempre dalla parte giusta!


Capitan Pess 





157-EMPATIA Vs SOLUZIONI

Ahoy, vecchi lupi di mare e mozzi alle prime armi! Issate le vele e posate quel cannocchiale per un momento. Navigare tra i flutti della vita non è sempre una questione di mappe precise e tesori da scovare. A volte il mare s’ingrossa, il vento fischia tra le sartie e la bussola sembra impazzita. In quei momenti, ammettiamolo, non ce ne frega un doblone d'oro di sapere quale rotta seguire o come riparare il timone.

​Vogliamo solo che un compagno di bordo ci metta una mano sulla spalla e dica: "Sì, è una tempesta del diavolo, ma io sono qui con te". Eppure, molti preferiscono lanciarci addosso manuali di navigazione mentre stiamo ancora sputando acqua salata. Parliamo un po' di questo: perché l'empatia vale più di un forziere pieno, mentre la risolutezza a tutti i costi può farci colare a picco.

Meno Soluzioni, Più Abbracci: Perché l'Empatia Batte la Logica

​Ti è mai capitato di sfogarti con qualcuno per una giornata storta, solo per sentirti rispondere con un elenco di consigli pratici su cosa avresti dovuto fare diversamente? In quel momento, probabilmente, non hai provato gratitudine. Hai provato solitudine.

​Esiste un conflitto silenzioso che si consuma ogni giorno nelle nostre relazioni: quello tra empatia e risolutezza. Da un lato c’è il desiderio di risolvere il problema; dall’altro, il bisogno vitale di essere visti, ascoltati e accolti.

La trappola del "Problem Solver"

​Chi cerca subito una soluzione spesso lo fa con le migliori intenzioni. Vedere soffrire una persona cara ci fa sentire impotenti, e suggerire una via d'uscita è il nostro modo per gestire quell'ansia. Vogliamo che il dolore sparisca in fretta.

​Tuttavia, offrire una soluzione non richiesta può sortire l'effetto opposto:

  • Sminuisce il sentimento: Fa sentire l'altro "sbagliato" per il solo fatto di provare dolore.
  • Interrompe la connessione: Crea una gerarchia dove uno è "quello capace" e l'altro è "quello in difficoltà".
  • Chiude la porta al rilascio emotivo: Spesso abbiamo solo bisogno di buttare fuori le tossine emotive prima di poter ragionare con lucidità.

Il potere rivoluzionario dell'empatia

​L’empatia non chiede di fare nulla. Chiede di stare. È la capacità di sedersi accanto a qualcuno nel buio senza accendere freneticamente la luce. Dire "Capisco perché ti senti così" o semplicemente restare in silenzio offrendo un abbraccio è molto più difficile che dare un consiglio. Richiede vulnerabilità. Significa dire all'altro: "Il tuo dolore non mi spaventa, posso reggerlo insieme a te".

Come trovare l'equilibrio?

​Non significa che le soluzioni non servano mai. Il segreto sta nel tempo e nel consenso. Prima di indossare i panni del risolutore, prova a farti (o a fare) questa domanda magica:

 

"In questo momento hai bisogno che io ti ascolti o vuoi che ti aiuti a trovare una soluzione?"


La Parola del Capitano: Ammainate le Soluzioni!

​Allora, brutti filibustieri, la prossima volta che vedete un compagno di bordo con la prua bassa e lo sguardo perso all'orizzonte, non sguainate subito la sciabola dei consigli! Non siamo in una battaglia navale dove bisogna per forza abbattere il problema a colpi di cannone.

​A volte, la mossa più coraggiosa da fare è posare le armi, offrire un boccale di quello buono (o un caffè, se siete pirati moderni) e dare un maledetto abbraccio. Perché alla fine della fiera, il vero tesoro non è non avere problemi, ma avere una ciurma che non scappa quando il cielo si fa nero.

E voi, siete tipi da "mappa e bussola" o da "abbraccio e silenzio"? Scrivetelo nei commenti prima che vi faccia passare per l'asse!



Capitan Pess





156-L'ILLUSIONE DEL TEMPO: PERCHÉ PASSATO E FUTURO NON ESISTONO

"Ehilà, luridi mozzi e lupi di mare! Posate quel boccale di grog e prestatemi orecchio, perché oggi la vostra bussola non vi servirà a un bel niente! Vi hanno sempre insegnato che la vita è una scia che ci lasciamo alle spalle o una linea verso l'orizzonte, vero? Beh, per i denti di un leviatano, vi hanno preso per il naso!

La scienza dice che stiamo navigando su un guscio di noce in un oceano dove il 'prima' è già affondato e il 'dopo' non è ancora apparso sulla mappa. In parole povere: il passato e il futuro non esistono! Se siete pronti a gettare fuori bordo tutto quello che credevate di sapere sul tempo, issate le vele. Ecco la verità, nuda e cruda come un naufrago su uno scoglio!


Il Tempo È Solo Una Nostra Proiezione

"Si dice spesso che il tempo sia un fiume che scorre. Ma se vi dicessi che quel fiume è in realtà un fermo immagine eterno? O meglio, che non esiste affatto alcun fiume, ma solo il "qui e ora"?

​Partiamo da un presupposto scientifico radicale: il passato e il futuro non esistono.

La fisica del "Presente Eterno"

​Per la fisica moderna, specialmente seguendo le tracce lasciate da Einstein, la distinzione tra passato, presente e futuro è un'illusione, per quanto persistente.

  • Il Passato è una traccia mnemonica, un insieme di dati archiviati nei nostri neuroni o nei libri di storia. Non possiamo "visitarlo" perché non ha più una consistenza fisica.
  • Il Futuro è una simulazione mentale, un calcolo di probabilità basato su ciò che conosciamo oggi. È un "non ancora" che esiste solo come potenziale.

​Se guardiamo l'universo attraverso la lente della termodinamica o della meccanica quantistica, troviamo particelle che interagiscono nel presente. Non c'è un magazzino dove il 1990 è ancora "conservato", né un ufficio postale dove il 2050 sta aspettando di essere consegnato.

La trappola della mente

​Perché allora ci sentiamo così legati a ciò che è stato o a ciò che sarà? La nostra evoluzione ci ha programmati per essere dei "viaggiatori del tempo" mentali.

  1. Sopravvivenza: Ricordare il passato ci serve a non ripetere errori (evitare il predatore).
  2. Pianificazione: Immaginare il futuro ci permette di accumulare risorse.

​Il problema sorge quando queste proiezioni diventano più reali della realtà stessa. Passiamo ore a rimuginare su un torto subito anni fa (che non esiste più) o a preoccuparci per un evento che potrebbe non accadere mai (che non esiste ancora).


"Il tempo non è affatto ciò che sembra. Non scorre solo in una direzione, e il futuro esiste contemporaneamente al passato." — Albert Einstein


Vivere nell'unica dimensione reale

​Accettare che il passato e il futuro siano astrazioni non è solo un esercizio intellettuale, ma un atto di liberazione. Se il passato è polvere e il futuro è nebbia, l'unico spazio di manovra, di gioia e di azione è il presente.

​È in questo esatto istante che la vita accade. Tutto il resto è narrazione.

Conclusione

​Forse non abbiamo bisogno di una macchina del tempo per cambiare la nostra vita. Ci basta capire che il tempo, come lo intendiamo noi, è una bussola utile ma fittizia. La sfida è imparare ad abitare l'unico luogo che esiste davvero: questo momento.


​"Allora, che ve ne pare, razza di scavezzacollo? Se il passato è solo il fumo di un cannone già sparato e il futuro è un’isola del tesoro che nessuno ha mai avvistato, tanto vale godersi il vento che soffia adesso tra i capelli!

​Smettetela di piangere sull'oro rubato ieri o di tremare per la tempesta di domani. L'unico tesoro che vale davvero la pena di difendere è il 'qui e ora', quindi fatevi un favore: afferrate il presente per la gola e brindate finché siete in vita! E ora tornate al lavoro, o vi farò provare il brivido di camminare sull'asse del tempo... un passo dopo l'altro, finché non cadrete nel buio!"



Capitan Pess





155-L'ELOGIO DELLA FOLLIA CALCOLATA: PERCHÉ LA LOGICA, A VOLTE, È NEMICA DEL SUCCESSO

Corbezzoli e fulmini, lupi di mare! State a sentire questa: se i grandi capitani del passato avessero passato le giornate a contare i fagioli in stiva e a studiare i bollettini meteo dei burocrati di terraferma, non avrebbero scoperto nemmeno lo scoglio dietro l'angolo, figuriamoci il Nuovo Mondo.

La verità è che il mare non ha pietà dei ragionevoli. Se guardi l'orizzonte e pensi solo a quante probabilità hai di finire in pasto ai pesci o di restare a secco di rum, faresti meglio a vendere scarpe al mercato del porto. Ma per noi, vecchia ciurma di sognatori testardi, la logica è solo un'ancora che ci tiene fermi mentre dovremmo spiegare le vele.

Ecco perché, per compiere un'impresa che lasci il segno sulle mappe, bisogna avere un pizzico di sale in zucca e una piccola dose di sana follia nel cuore...


Il Freno Della Logica

Se ci fermassimo un secondo a considerare le probabilità di successo di qualsiasi "grande impresa", la decisione più logica, sensata e razionale sarebbe quasi sempre una sola: lasciar perdere.

​I numeri parlano chiaro. Le startup falliscono, i mercati sono saturi, il talento non basta e la fortuna è una variabile capricciosa. Se fossimo esseri puramente razionali, passeremmo la vita a giocare in difesa, scegliendo sempre la strada con meno attrito. Eppure, il mondo è pieno di cattedrali nel deserto che sono diventate città, di idee "assurde" che oggi usiamo ogni giorno.

​Com'è possibile? La risposta è scomoda per i fanatici della logica: le grandi imprese sono alimentate da una sana, ostinata e irrazionale passione.

La Trappola della Probabilità

​La razionalità è uno strumento di analisi, non di creazione. Funziona benissimo con ciò che esiste già, ma fatica a computare l'ignoto. Se chiedi alla logica se valga la pena rischiare tutto per un’idea non testata, lei ti risponderà citando la media dei fallimenti altrui.

​Ma ecco il trucco: chi compie l'impresa non vuole essere "la media". Per insistere quando il vento soffia contro, quando i fondi finiscono o quando nessuno capisce la tua visione, la logica non serve. Anzi, è d’intralcio. Serve quel pizzico di "follia" che ti permette di ignorare le statistiche e guardare dritto all'obiettivo.

L'Irrazionalità come Carburante

​Non stiamo parlando di agire bendati, ma di avere un motore che non si spegne davanti all'evidenza dei fatti. L'irrazionalità, in questo contesto, è ciò che chiamiamo:

  • Visione: Vedere qualcosa che gli altri non vedono ancora.
  • Resilienza: La capacità di incassare colpi che avrebbero steso chiunque avesse fatto un calcolo costi-benefici.
  • Audacia: Il coraggio di scommettere su se stessi quando il resto del mondo scommette contro.

Il Paradosso del Fondatore

​Per costruire qualcosa di straordinario bisogna essere un po' "matti", è vero. Ma è una follia specifica: quella di chi decide che la propria volontà pesa più della probabilità.


"Le persone che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo, sono coloro che lo fanno davvero."


​Non è solo uno slogan pubblicitario; è una legge universale della storia umana. Se avessimo ascoltato solo la ragione, saremmo ancora seduti intorno a un fuoco (ammesso che qualcuno avesse avuto l'irrazionale idea di provare a domarlo, quel fuoco).


​In conclusione

​Quindi, la prossima volta che qualcuno ti darà del matto perché stai inseguendo un progetto difficile, sorridi. Significa che la tua logica non ti sta ancora tenendo prigioniero nella zona di sicurezza. Essere razionali è utile per gestire il successo, ma per crearlo dal nulla, serve un po' di quel sacro fuoco che non segue nessuna regola matematica.


Il Tesoro è dei Folli

​Dunque, miei audaci filibustieri, ammainate le vele del dubbio e caricate i cannoni dell'ostinazione! Non lasciate che un contabile con la penna d'oca vi convinca che la rotta è troppo pericolosa solo perché i suoi numeri non tornano. Le mappe dei tesori non sono mai state scritte da gente che aveva paura di bagnarsi i piedi.

​Se sentite quel prurito irrazionale che vi spinge verso la tempesta, non è pazzia: è il richiamo dell'oro. Quindi, la prossima volta che la ragione vi sussurra di arrendervi, urlatele in faccia un bel "Crepa, vecchio scarpone!" e continuate a timonare dritto verso l'ignoto.

E voi, ciurma di malandrini? Avete il fegato di inseguire la vostra "folle" visione o resterete a guardare le nostre scie dalla banchina?



Capitan Pess





154-E SE LA TEMPESTA NON ARRIVASSE MAI? RIFLESSIONI SULLA FELICITÀ COSTANTE

Ahoy, naviganti della rete! Gettate l’ancora per un momento e radunatevi sul ponte a sentire il vostro Capitano.

​Là fuori, nei sette mari dei social media e nelle chiacchiere da taverna, si sente spesso ripetere la stessa solfa: "È normale incappare nelle tempeste", "Accetta le tue ondate anomale di tristezza", "È ok se oggi il tuo galeone imbarca un po' d'acqua". Messaggi sacrosanti, per carità, che servono a non far sentire soli i marinai che stanno affrontando il Kraken del malumore.

​Ma, per mille barili di rum... cosa succede se sul mio galeone splende sempre il sole? Cosa significa se la mia bussola punta fissa sull'entusiasmo da quando mi sveglio a quando torno in cuccetta, senza mai una bonaccia deprimente? Sono forse io quello strano che naviga al contrario?

​Mettiamo via un attimo la benda sull'occhio, posiamo la sciabola e analizziamo la questione seriamente, come se stessimo studiando una mappa del tesoro.

Il mito della sofferenza necessaria

​Siamo abituati a sentircelo dire continuamente: "È normale non essere sempre al top", "Accetta la tua tristezza", "I momenti no fanno parte della vita". Messaggi giustissimi, che servono a togliere pressione a chi soffre.

​Ma cosa succede se quel "momento no" semplicemente non arriva? Cosa significa se, svegliandoti ogni mattina, ti senti sinceramente carico, positivo e pronto a spaccare il mondo, giorno dopo giorno?

​Esiste una sorta di convinzione non scritta secondo cui, per essere "profondi" o "autentici", si debba per forza attraversare una valle di lacrime ogni tanto. Se sei sempre felice, rischi di passare per superficiale o, peggio, per uno che sta fingendo. Ma la verità è che non esiste una quota obbligatoria di tristezza da versare. Ognuno di noi ha un "set point" emotivo diverso. Alcune persone hanno una predisposizione biologica e mentale che le porta a gravitare naturalmente verso l'alto.

Hai raggiunto il "Nirvana" o sei un Maestro Zen?

​Vivere in modo Zen non significa non provare emozioni, ma non farsi travolgere da esse. Se riesci a guardare ai problemi con distacco, senza permettere loro di intaccare il tuo umore, hai sviluppato una forma di resilienza proattiva.

​Forse non è un miracolo mistico, ma il risultato di un'ottima igiene mentale:

  • ​Vivi nel presente (addio rimpianti e ansie per il futuro).
  • ​Pratichi la gratitudine inconscia (apprezzi ciò che hai mentre lo vivi).
  • ​Hai un alto senso di auto-efficacia (sai di poter gestire ciò che accade).


​I tre pilastri della "Super-Positività"

​Se ti riconosci in questo stato di entusiasmo perenne, probabilmente stai vivendo tre condizioni chiave:

  1. Gratitudine Proattiva: Non aspetti che succeda qualcosa di bello per sorridere; sorridi perché apprezzi ciò che c'è già.
  2. Resilienza Automatica: Quando accade un imprevisto, il tuo cervello passa istantaneamente dalla fase "problema" alla fase "soluzione", saltando il cerimoniale dello sconforto.
  3. Presenza: Vivi nel qui e ora. La maggior parte della tristezza deriva dal rimpianto del passato o dall'ansia per il futuro. Se sei nel presente, l'entusiasmo è la reazione naturale.

Una piccola bussola per non perdere la rotta

​Essere sempre "carichi" è un superpotere, ma come ogni potere richiede consapevolezza. L'unico rischio (chiamato a volte positività tossica, anche se verso se stessi) è quello di ignorare segnali fisici di stanchezza solo perché l'umore è alto.

​Finché la tua energia è autentica, non aver paura di questa tua diversità. In un mondo che a volte sembra crogiolarsi nel grigio, essere un faro di luce costante non è un'anomalia: è un dono, per te e per chi ti sta intorno.


CONCLUSIONE

Corpo di mille balene, non azzardatevi a chiedere scusa per il vostro tesoro!

​Se la vostra stiva è piena di buonumore autentico, non buttatelo a mare solo perché gli altri vascelli navigano nella nebbia. Essere un faro di gioia è un dono raro: issate la bandiera dell'entusiasmo sul pennone più alto e godetevelo tutto. Il mondo ha bisogno di più capitani che sappiano sorridere anche senza un doblone in tasca.



Capitan Pess





160-LUCI SUL PALCO, OMBRE NEL PRIVÈ: IL MIO DEBUTTO DA MANAGER NELLA MILANO NOTTURNA

Arrembaggio a Milano, tra tesori nascosti e taverne malfamate ​Ahoy, ciurma! Radunatevi attorno al barile di grog e aprite bene le orecchie...