IL PARADOSSO DELL'INFORMAZIONE: QUANDO L'ECCESSO GENERA IGNORANZA

"L'informazione, quando è eccessiva, produce lo stesso effetto dell'ignoranza."


Viviamo nell'epoca d'oro dell'informazione. Con uno smartphone in tasca, abbiamo accesso a più dati di quanti ne potessero elaborare intere generazioni prima di noi. La conoscenza è letteralmente a portata di click. Eppure, nonostante questa abbondanza senza precedenti, spesso ci sentiamo confusi, paralizzati o persino più disinformati.

Come può l'eccesso di informazione, il tesoro della nostra era digitale, produrre lo stesso esito desolante dell'ignoranza?


Il Flusso Inarrestabile: L'Information Overload

Il concetto è noto come Information Overload (Sovraccarico Informativo) o, in termini più vividi, "Infossicazione". Il nostro cervello, pur essendo una macchina incredibile, ha una capacità di elaborazione finita.

Quando veniamo bombardati da:

Un flusso costante di notifiche.

Migliaia di articoli, post e video al giorno.

Dati spesso contrastanti o non verificati.

La pressione di "stare al passo" con tutto.

...il sistema va in crisi. La mente, non riuscendo a processare, filtrare e dare un senso a tutto, adotta un meccanismo di difesa estremo: il blocco.


La Paralisi e la Superficialità

Questo blocco si manifesta in due modi principali, che mimano perfettamente l'ignoranza:


1. La Paralisi Decisionale (L'Impossibilità di Agire)

Se devi comprare un nuovo prodotto e hai a disposizione solo due recensioni, è facile scegliere. Se ne hai duecento, di cui la metà entusiasta e l'altra metà che mette in guardia, la tua mente si paralizza. L'eccesso di dati, anziché illuminare la strada, la oscura, portando a:

Azione ritardata o annullata: Non si agisce per paura di sbagliare.

Scelte casuali o frettolose: Si opta per la soluzione più semplice o per quella consigliata dall'ultimo influencer, non per la più informata.

In entrambi i casi, l'esito è lo stesso che si avrebbe per ignoranza: non si prende una decisione efficace o non si agisce affatto.


2. L'Ignoranza Selettiva (La Perdita di Profondità)

Quando la quantità di informazione è troppa, smettiamo di leggere. Smettiamo di approfondire. Iniziamo a fare skimming, scorrendo i titoli e leggendo solo le prime righe.

Questo ci porta a:

Superficialità: Abbiamo un'idea generale di tutto, ma non una comprensione profonda di nulla.

Accettazione Passiva: Stanchi di vagliare, accettiamo come vera la prima informazione (o la più emotivamente risonante) che incontriamo, rinunciando al pensiero critico.

L'effetto finale? Essere pieni di nozioni, ma mancare della vera conoscenza e della capacità di discernimento. Si è tecnicamente "informati", ma in pratica si vive nell'equivalente moderno dell'ignoranza.


Come Trasformare l'Eccesso in Conoscenza Reale

Se l'eccesso di dati è il problema, la soluzione non è cercare ancora più dati, ma cambiare il nostro approccio al consumo di informazioni.

Diventa un Curatore, non un Accumulatore: Non devi leggere tutto, devi leggere il meglio. Seleziona fonti affidabili, disiscriviti dalle newsletter inutili e limita il tempo sui social media.

Pratica l'Ignoranza Intenzionale: Abbraccia l'idea che non devi sapere tutto. Scegli pochi argomenti che ti interessano davvero e dedicaci il tuo tempo e la tua attenzione. Essere ignorante su ciò che non conta libera risorse mentali per ciò che conta.

Crea Tempo per l'Elaborazione: L'informazione diventa conoscenza solo se le diamo il tempo di sedimentare. Dopo aver letto qualcosa di importante, spegni lo schermo e prenditi un momento per riflettere, scrivere un riassunto o discuterne con qualcuno.

In conclusione, la vera saggezza nel 21° secolo non è trovare più informazioni, ma trovare il coraggio di ignorare la maggior parte di esse. Solo imparando a dire di no al rumore di fondo, possiamo permettere alle informazioni davvero importanti di emergere e trasformarsi in vera comprensione e saggezza.



Capitan Pess 










"COSMETICA DEL NEMICO": QUANDO UN MOMENTO VUOTO TI METTE FACCIA A FACCIA CON L'ABISSO

Amici lettori, ho appena terminato un libro che mi ha letteralmente folgorato e che merita un posto d'onore sul mio scaffale: sto parlando di "Cosmetica del Nemico" di Amélie Nothomb. Se siete alla ricerca di un romanzo breve, fulminante e di un'intensità psicologica che non vi darà tregua, preparatevi a segnarlo subito nella vostra lista.

Un Incontro, Una Trappola

​La scena è di una semplicità disarmante: una sala d'attesa di un aeroporto. Il protagonista, Jérôme Angust, un uomo d'affari intento a leggere, si ritrova "vittima" di un individuo che si presenta come Textor Texel. Il suo volo è in ritardo, e la sua tranquillità sta per essere spazzata via da questo sconosciuto invadente, chiacchierone e, col passare dei minuti, sempre più inquietante.

​Quello che inizia come un fastidioso passatempo per ingannare l'attesa si trasforma rapidamente in un duello verbale serrato, tagliente e spietato. Textor non molla la presa, incalzando Jérôme con confessioni assurde, teorie sull'esistenza del male e racconti apparentemente strampalati.


"Le prove dell'esistenza di Dio sono deboli... le prove dell'esistenza del nemico interiore sono evidenti."



​Un Capolavoro di Dialogo

​Ciò che rende questo romanzo una vera gemma è la sua struttura quasi interamente basata sul dialogo. Nothomb dimostra una maestria incredibile nel costruire uno scambio che è, al tempo stesso, grottesco, filosofico e profondamente ansiogeno. Le pagine volano, il ritmo è incalzante e ci si sente intrappolati in quella sala d'attesa insieme a Jérôme, desiderosi e terrorizzati di scoprire la prossima, terrificante rivelazione di Textor.

​È un testo che scava a fondo nella doppiezza umana, nella nostra cecità verso il lato oscuro che tutti, in qualche modo, coviamo. Chi è davvero Textor? Un sociopatico? Un folle? Oppure, come suggeriscono le sue parole, è qualcosa di molto più vicino a noi stessi?


Il Colpo di Scena e la Riflessione Finale

​Non posso (e non voglio!) svelarvi il finale, ma vi assicuro che il colpo di scena conclusivo è la ciliegina sulla torta di questo banchetto di crudeltà intellettuale. Nothomb ci sferra un pugno allo stomaco, costringendoci a riflettere sul concetto di nemico interiore e sulla maschera di normalità (la "cosmetica", appunto) che usiamo per nasconderlo.

​di questo libricino ho senz'altro apprezzato:

  • L'atmosfera claustrofobica: Tutta l'azione si svolge in un unico luogo, amplificando il senso di prigionia.
  • L'ironia spietata: Anche nei momenti più cupi, lo stile di Nothomb è attraversato da un sarcasmo che alleggerisce e al contempo acuisce l'orrore.
  • La profondità psicologica: Più che un thriller, è un'indagine vertiginosa nella psiche umana.
  • I colpi di scena: Non c'è solo il gran finale a fare risplendere questo libro, è tutta la storia e il modo in cui viene magistralmente raccontata.


Il Mio Voto: 5 Stelle su 5

"Cosmetica del Nemico" è un'esperienza di lettura breve ma intensa, che pur concludendosi vi lascerà con più domande che risposte, ma soprattutto con la consapevolezza che il confronto più difficile è sempre quello con sé stessi. È la dimostrazione perfetta di come la grande letteratura possa nascondersi anche in poco più di cento pagine. 

Leggetelo! Mi ringrazierete...



Capitan Pess





QUANDO LA SAGGEZZA SI AUTO-CENSURA: LA PROFEZIA (APOCRIFA) DI DOSTOEVSKIJ

"Arriverà un tempo in cui le persone intelligenti non potranno più fare una riflessione per non offendere gli imbecilli."

Questa frase, spesso (erroneamente) attribuita a Fëdor Dostoevskij e, sia chiaro, gli studiosi concordano nel ritenerla una citazione apocrifa, una di quelle gemme che circolano sul web senza un'origine certa, colpisce per la sua brutale, quasi profetica, attualità. Che sia sua o meno, essa fotografa con inquietante precisione un malessere diffuso nella società moderna: la paura della riflessione schietta.

Il Diktat della Non-Offesa

​Viviamo nell'era della sensibilità estrema, un periodo storico in cui l'obiettivo primario del dibattito sembra non essere la ricerca della verità o la stimolazione del pensiero critico, ma piuttosto la garanzia di non urtare la suscettibilità altrui.

​La vera intelligenza, la saggezza, è per sua natura scomoda. Richiede l'analisi delle sfumature, l'accettazione della complessità e, spesso, l'abbandono di certezze rassicuranti. Il problema sorge quando questa analisi, complessa e sfaccettata, si scontra con una visione del mondo semplicistica, binaria o profondamente emotiva.

​L'imbecille a cui si riferisce la (falsa) citazione non è necessariamente la persona con un basso quoziente intellettivo, ma piuttosto colui che è intellettualmente pigro, emotivamente barricato nelle sue convinzioni o incapace di tollerare il disaccordo.

Quando si Sceglie il Silenzio

​La dinamica è sottile e corrosiva:

  • La Paura del Contagio Sociale: Riflettere in modo non convenzionale, specie sui social media, significa esporsi al rischio di una gogna virtuale. L'individuo intelligente, anziché spiegare o dibattere, spesso sceglie la via più facile: il silenzio. Meglio non scatenare una tempesta di indignazione o incomprensione.
  • La Tirannia del Semplicismo: L'imbecille vuole risposte immediate e definitive. Non ha tempo per i "forse" o i "dipende". La riflessione complessa viene etichettata come "snobismo intellettuale" o, peggio, come una forma di "micro-aggressione".
  • L'Equivalenza delle Opinioni: In un mondo che equipara acriticamente tutte le opinioni, l'argomento supportato da dati, logica e studio rischia di avere lo stesso peso di una convinzione emotiva e infondata. La riflessione profonda perde così la sua utilità, ridotta a un semplice punto di vista tra tanti.

Il Prezzo dell'Auto-Censura

​Qual è la conseguenza di questo fenomeno? La società smarrisce la sua bussola critica. Se gli individui più capaci di analisi rinunciano a esprimersi, o diluiscono le loro riflessioni fino a renderle innocue, rimangono in campo solo le voci più forti, più semplici e, spesso, le meno fondate.

L'intelligenza ha il dovere etico di parlare. Non per sconfiggere l'imbecille, ma per servire la verità e la crescita collettiva. La vera tolleranza non è l'assenso incondizionato, ma la capacità di sostenere il peso della critica e di onorare la complessità del pensiero.

​Se un giorno arriveremo davvero al punto in cui ogni riflessione scomoda sarà bandita, non sarà per eccesso di sensibilità, ma per un terribile deficit di coraggio intellettuale. Dobbiamo chiederci: stiamo già vivendo in quel tempo? E se sì, quanto siamo disposti a pagare per il nostro silenzio?



Capitan Pess





IL MONTE DEGLI STUPIDI, ERAVAMO TUTTI LI (E FORSE CI SIAMO ANCORA): L'EFFETTO DUNNING-KRUEGER

Ammettiamolo: l'ignoranza è una beatitudine, specialmente quando non sai quanto sei ignorante.

Se c'è un bias cognitivo che merita un tappeto rosso, un fischio assordante e una statua d'oro in Piazza Duomo (probabilmente eretta da qualcuno che crede di essere un architetto di fama mondiale dopo aver montato un mobile IKEA), è l'Effetto Dunning-Kruger. Il tuo preferito, il mio preferito, e, diciamocelo, il preferito di almeno metà degli opinionisti online.


La Vetta della Sicurezza: Il "Monte degli Stupidi"

Immaginate un grafico. Sull'asse orizzontale, la reale competenza (che aumenta lentamente e con fatica). Sull'asse verticale, la fiducia in sé stessi (che schizza in alto come un razzo a propulsione di presunzione).

Il punto di partenza è... beh, la vetta. È quello che gli esperti con un senso dell'umorismo meravigliosamente tetro chiamano il "Monte degli Stupidi".

Qui si trova l'individuo con appena due nozioni e mezza sull'argomento, ma con una fiducia pari a quella di un imperatore romano. Ha letto un articolo su Wikipedia (le prime due righe), visto un video su YouTube (i primi 30 secondi) e ora è pronto a dibattere con un premio Nobel. E credetemi, pensa di poter vincere.

Esempio Classico: Il parente a cena che, dopo aver usato Google Maps una volta, ti spiega esattamente come dovrebbe essere gestito il traffico a livello nazionale. Oppure, chi ha appena finito di guardare MasterChef e ora può criticare l'alta cucina con la spocchia di un ispettore Michelin. Sono beati, perché non sanno quanto non sanno.

Nota a margine: Se in questo momento stai annuendo con vigore e pensando a tre persone che conosci e che sono chiaramente vittime di questo effetto, congratulazioni! Probabilmente non sei sulla vetta... ma attenzione a non sentirti troppo superiore. L'umiltà è un percorso infido!


La Valle della Disperazione: Quando la Realtà Colpisce

Purtroppo, la vita non è una sitcom, e il "Monte degli Stupidi" è noto per i suoi precipizi. Man mano che la persona impara davvero qualcosa, succede l'inevitabile: la loro fiducia precipita.

Questo momento si chiama la "Valle della Disperazione". È quando realizzi che l'argomento non è una collina, ma un'intera catena montuosa infinita, e tu hai appena messo il primo piede. L'esperto (o l'aspirante tale) comincia a dubitare di ogni singola cosa che sa, e la sua autostima si schianta a terra con il rumore di mille libri che cadono.

Il lamento dell'Apprendista: "Oh cielo, pensavo di sapere tutto, ma ogni risposta che trovo genera dieci nuove domande che non ho nemmeno la competenza per formulare correttamente! Forse dovrei semplicemente tornare a guardare video di gatti."


L'Umile Ascesa: Il Percorso del Vero Esperto

Il vero esperto, il vero competente, non ha l'arroganza dell'incompetente. Sa benissimo quanto sono vasti i campi del sapere. La sua fiducia non sarà mai così sfacciata come quella dell'individuo in cima al Monte degli Stupidi, ma è costante, misurata e radicata nella reale conoscenza. Hanno imparato l'umiltà di fronte alla complessità.

Ecco il grande paradosso: l'incompetente non può vedere i suoi errori perché gli manca il metodo per misurare le sue performance, mentre l'esperto è così consapevole delle sfumature e delle eccezioni che tende a sottovalutarsi (il lato oscuro, meno famoso, del Dunning-Kruger).


Come Evitare di Diventare il Protagonista Di Questo Articolo

Quindi, come possiamo evitare di diventare la prossima barzelletta cognitiva? Il rimedio è, ironia della sorte, imparare di più (e non solo a leggere i titoli).

Chiedi un Feedback Reale: Cerca critiche oneste da persone davvero esperte. Se la tua unica fonte di lode sono i tuoi parenti o altri incompetenti, potresti essere ancora in cima alla montagna.

Abbraccia il Dubbio: Se sei sicuro al 100% di avere ragione e tutti gli altri sono "pecore" o "capre", fermati. La certezza assoluta è spesso il primo sintomo di incompetenza. Ricorda Socrate: "So di non sapere" è il vero superpotere intellettuale.

Riconosci i Tuoi Limiti: È okay dire "Non lo so". È molto meglio che inventare o citare a sproposito. È un segno di maturità intellettuale, non di debolezza.

In conclusione, la prossima volta che senti qualcuno parlare con una sicurezza disarmante di un argomento di cui, onestamente, non può saperne molto, non arrabbiarti. Sorridi. Quella persona sta vivendo il momento più felice della sua curva di apprendimento. È in vacanza sulla cima del Monte degli Stupidi, e per un breve, glorioso momento, ha ragione su tutto. Beato lui.

Quanto a noi? Continuiamo a scarpinare nella Valle della Disperazione. Almeno qui c'è l'aria buona e l'umiltà di non credere di essere arrivati.



Capitan Pess







GOSSIP, PRECONCETTI E TERRORISMO DELLA BANALITÀ: L'INSOFFERENZA CONTRO LA SUPERFICIALITÀ

Siamo immersi in un'epoca di rumore costante, in cui l'attenzione è una merce rara e la profondità sembra essere stata bandita. Ma c'è qualcosa di profondamente frustrante e, diciamocelo, alienante nel confrontarsi quotidianamente con la superficialità. Non parlo solo della scelta degli argomenti, ma di un vero e proprio modo di pensare o, meglio, di non pensare affatto.

Se anche tu provi un'irrefrenabile insofferenza verso il gossip spicciolo, le chiacchiere inutili che riempiono i vuoti, o l'ossessiva rincorsa a format come Grande Fratello o Temptation Island come unica fonte di conversazione, sappi che non sei solo. La mia frustrazione nasce da una constatazione: la superficialità è la nemica giurata della vera comprensione e della crescita intellettuale.


I Muri del Preconcetto e il Culto della Banalità

Le persone superficiali si distinguono per un tratto comune: ragionano secondo preconcetti rigidi. Sono ancorate a schemi mentali che le fanno sentire al sicuro, ma che in realtà le limitano. Ogni informazione nuova viene filtrata attraverso la lente stretta delle loro convinzioni preesistenti, senza mai metterle in discussione. Non riescono a tollerare l'ambiguità o la complessità, rifugiandosi nella rassicurante banalità.

Il loro orizzonte è limitato "al di là del loro naso". Parlano di banalità perché sono le uniche cose che il loro schema mentale, autoimposto, permette loro di elaborare. Non c'è spazio per l'esplorazione, per il dubbio, per un'idea che si discosti dal sentito dire.

Questa chiusura mentale si manifesta nell'aderenza acritica a tutto ciò che è immediato e privo di sforzo intellettuale:

Il Gossip: Il pettegolezzo diventa il principale strumento di connessione, perché richiede solo una reazione emotiva e nessun ragionamento profondo.

I Reality Show: Fenomeni come Grande Fratello o Temptation Island non sono semplicemente intrattenimento, ma il culmine di una cultura che premia la reazione emotiva e la finta drammaticità a scapito di qualsiasi discussione sensata.

Le Chiacchiere Inutili: Sono il riempitivo perfetto per chi teme il silenzio o, peggio, l'obbligo di articolare un pensiero complesso.

La superficialità è una prigione: un percorso battuto e ribattuto dove l'unica direzione consentita è quella che conferma ciò che già si pensa. La conseguenza è l'incapacità di accettare un'idea che sia solo leggermente fuori dall'ordinario.


Liberarsi dalla Banale Tirannia

Non si tratta di essere elitari, ma di rifiutare l'apatia intellettuale. La vera intelligenza non sta nel riempire il silenzio con il rumore di fondo dei reality show o con giudizi frettolosi, ma nel porsi le domande giuste e avere il coraggio di cercare alternative alle risposte scontate.

Scegliere di non essere superficiali significa:

Mettere in discussione le ipotesi: Chiediti sempre perché pensi quello che pensi.

Cercare alternative: Non accettare la prima risposta o il percorso più ovvio.

Tollerare la complessità: Accettare che la verità sia spesso sfumata e non si riduca a un titolo di giornale o a un pettegolezzo.

La prossima volta che senti una conversazione arenarsi su chiacchiere inutili, prova a introdurre un elemento che costringa a guardare in una direzione diversa. Potresti incontrare resistenza, perché l'estraneo spaventa. Ma potresti anche innescare una scintilla in chi, stanco della banalità, aspettava solo il coraggio di farsi una domanda che conta.

Siamo nati per esplorare. Rifiutiamo la prigione della superficialità e ricominciamo a farci domande che contano.



Capitan Pess





VOLERE TROPPO E OTTENERLO: LEZIONI DI NEGOZIAZIONE DALL' EX NEGOZIATORE OSTAGGI DELL' FBI

Se pensi che la negoziazione sia solo una battaglia di argomenti logici o un faticoso esercizio di compromessi, preparati a cambiare idea. "Volere troppo e ottenerlo" di Chris Voss è una lettura che non solo ribalta le regole della negoziazione, ma ti fornisce strumenti pratici per ottenere ciò che vuoi nella vita, dal lavoro alla sfera personale.

​L'autore, un ex negoziatore capo di ostaggi per l'FBI, ha tradotto le sue esperienze in situazioni di vita o di morte in un metodo applicabile a qualsiasi interazione umana. La lezione più grande? Il compromesso non è l'obiettivo, è un fallimento.

Il Segreto non è il "Sì", ma l'Intelligenza Emotiva

​Voss smantella l'idea che un buon negoziatore debba essere aggressivo o calcolatore. Al contrario, il vero successo si ottiene attraverso l'intelligenza emotiva e l'ascolto attivo. Dopotutto, in situazioni di crisi con ostaggi, devi capire la persona con cui stai parlando, non sconfiggerla.

Le Tecniche Chiave del Metodo Voss:

  • 1. L'Ascolto Empatico (e l'Etichettatura): Non basta sentire, devi ascoltare per capire, non per rispondere. Una volta percepito lo stato d'animo della controparte, la tecnica dell'Etichettatura ti aiuta a dargli un nome: "Sembra che tu ti senta frustrato...", "A quanto pare, la tua preoccupazione principale è...". Questo convalida le sue emozioni e crea fiducia.
  • 2. Lo Specchio (Mirroring): Una delle tecniche più semplici e sorprendenti. Consiste nel ripetere le ultime una-tre parole chiave della frase del tuo interlocutore. Questo lo incoraggia a elaborare ulteriormente, fornendoti più informazioni senza che tu debba fare domande dirette.
  • 3. Padroneggiare il "NO": Contro ogni previsione, Voss insegna a non temere il "No". Anzi, incoraggia a provocarlo. Un "No" è spesso l'inizio della negoziazione, non la fine. Fa sentire la controparte al sicuro e in controllo, spingendola a chiarire le sue vere motivazioni.
  • 4. La Domanda Calibrata (e il "È Vero"): Per aggirare i problemi e far muovere la trattativa, si usano domande aperte che iniziano con "Come" o "Cosa" ("Come posso aiutarti a rendere questo accordo accettabile per la tua azienda?"). L'obiettivo finale? Provocare la frase "È vero". Voss la definisce la "cima della montagna" della negoziazione: indica che l'interlocutore si sente compreso e concorda con il tuo riepilogo della situazione.

Perché "Volere troppo e ottenerlo" è Rilevante per Te

​Questo non è un libro solo per i grandi CEO o per chi tratta affari multimilionari. È una guida di sopravvivenza per la vita di tutti i giorni.

  • Al Lavoro: Chiedere un aumento, negoziare una scadenza, chiudere una vendita, gestire un conflitto in team.
  • Nella Vita Personale: Trattare il prezzo di un'auto o di una casa, convincere un figlio adolescente a fare i compiti, risolvere un litigio con il partner.

​Voss dimostra che in ogni interazione, l'obiettivo non è spezzare le differenze a metà, ma usare l'empatia tattica per svelare i veri desideri e la paura di perdere dell'altra parte. Solo capendo le loro motivazioni più profonde potrai formulare un accordo che faccia sentire loro di aver vinto, mentre tu ottieni esattamente ciò che volevi.


"La negoziazione non è uno scontro. È un atto di scoperta guidato."


​Se sei pronto a smettere di accontentarti e a imparare a navigare le conversazioni più difficili con fiducia e intelligenza emotiva, "Volere troppo e ottenerlo" è la tua nuova bussola.



Capitan Pess





IL CONTAGIO SILENZIOSO DEL CORAGGIO: PERCHÉ SEGUIAMO GLI ESEMPI (E PERCHÉ DOVRESTI DIVENTARNE UNO)

Tutti noi, che si tratti di un ingegnere, di un dirigente, o di un bambino, amiamo credere di essere capaci di compiere qualcosa di straordinario.

​Ricordo bene i sogni a occhi aperti dell'infanzia: ci vedevamo sul podio, magari come attori che sollevano un Oscar o atleti che firmano la giocata vincente. Quelle visioni erano pure, potenti e soprattutto, possibili.

​Poi, crescendo, accade qualcosa. I nostri genitori, insegnanti e amici hanno iniziato a parlarci molto di più di ciò che si poteva e non si doveva fare, finendo per oscurare la discussione su ciò che era possibile. Come risultato, spesso, abbiamo smarrito le nostre speranze.

La Forza Contagiosa dell'Esempio

​E qui entra in gioco un elemento cruciale, un'esperienza che ho vissuto e che credo sia la chiave per risvegliare quel potenziale assopito: l'imitazione guidata dall'ispirazione.

​Spesso, mi sono ritrovato a seguire degli esempi proprio per imitazione. Qualcuno faceva qualcosa che mi sarebbe piaciuto fare — un'impresa, una mossa, un progetto — oppure era come volevo essere anch'io, aveva una caratteristica che riuscivo ad ammirare ed apprezzare, e io, senza bisogno di incoraggiamenti diretti, mi sentivo spronato, silenziosamente, a farla a mia volta e a metterla in pratica. Era il coraggio di qualcun altro che mi dava il permesso di provare.

​È un meccanismo potente: quando vediamo qualcuno manifestare una passione per qualcosa che abbiamo sempre voluto fare, e fornirci la prova tangibile che è realizzabile, ci concediamo di percepire che cambiare è possibile.

​Siamo tutti affamati di gioia e disperatamente alla ricerca di modi per raggiungerla. Per questo motivo, quando qualcuno è sufficientemente coraggioso da mettercela a disposizione, lo seguiamo di nostra spontanea volontà.

Dalle OCR alle Avventure: Diventare l'Ispirazione

​Oggi, questo meccanismo non è solo qualcosa che subisco, ma che cerco attivamente di mettere in moto.

​È il motivo per cui mi spingo oltre nei miei allenamenti, nelle mie gare OCR (Obstacle Course Race), nelle mie imprese sportive o nelle mie avventure meno convenzionali. Non lo faccio solo per la medaglia, per il tempo finale o per il successo personale. Lo faccio per la possibilità di essere quell'esempio.

​Cerco di essere di ispirazione per chiunque si trovi in quel punto di stallo, per chi ha un sogno ma gli manca la scintilla per accenderlo. Cerco di mostrare la fatica, le cadute e soprattutto la risalita, perché so che basta solo il bisogno di riconoscersi nel coraggio di qualcun altro per provarci a propria volta.

In fondo la nostra vita può essere vissuta come un'avventura senza necessariamente essere Cristiano Ronaldo, Samantha Cristoforetti, Bear Grylls, Johnny Depp o Keith Richards.

​Se sei lì, a guardare da bordo campo, e pensi che quel traguardo, quell'obiettivo, quel salto sia impossibile, fermati un attimo. Guarda chi lo sta facendo. Non per competere subito, ma per vedere che si può fare.

Il tuo prossimo passo non deve essere straordinario, deve solo essere il tuo primo passo coraggioso.

​Abbi il coraggio di essere l'esempio che non hai avuto, e vedrai che, come per magia, altri inizieranno a seguirti e a credere di nuovo in ciò che è possibile.



Capitan Pess





181-L'ARTE DI INCIAMPARE: PERCHÉ LA SAGGEZZA HA IL SAPORE DEI PASSI FALSI

​Guardiamo spesso alle persone che riteniamo sagge come a creature distanti, quasi avvolte in un’aura di imperturbabilità. Immaginiamo che ...