L'UOMO CHE VINSE PERCHÉ NON CONOSCEVA I LIMITI: IL SEGRETO DI CLIFF YOUNG

Esistono storie che sfidano la logica e ci costringono a riconsiderare tutto ciò che pensiamo di sapere sul potenziale umano. Una delle più incredibili è quella di Cliff Young, un contadino australiano di 61 anni che nel 1983 si presentò alla linea di partenza della Sydney-Melbourne Ultramarathon: 875 chilometri di asfalto e fatica.

​Immaginate la scena: accanto ad atleti d'élite, sponsorizzati dai colossi dell'abbigliamento sportivo e nel pieno della forma fisica, si presenta un signore senza denti, con una tuta da lavoro e l’aria di chi si è perso mentre andava a curare il giardino.


​La strategia dell'ignoranza

​Tutti risero di lui, convinti che Cliff si sarebbe ritirato dopo pochi chilometri. Ma Cliff aveva un vantaggio competitivo che nessun altro atleta possedeva: l'ignoranza delle regole non scritte.

​I professionisti sapevano che la strategia "corretta" per sopravvivere a 875 km era correre per 18 ore e dormirne 6. Era lo standard, il limite considerato invalicabile dalla medicina sportiva dell'epoca. Cliff, invece, non aveva mai studiato fisiologia. Nella sua mente, la gara era una linea retta da percorrere senza sosta, proprio come quando passava le giornate a rincorrere le pecore nella sua fattoria.

​Mentre i campioni dormivano, Cliff continuava a muoversi. Con il suo stile goffo — un passo trascinato che oggi la scienza chiama "Young Shuffle" — l'anziano contadino superò i giganti del running durante la notte.


​Risultati fuori scala

​Il risultato finale lasciò il mondo a bocca aperta:

  • Vittoria assoluta: Cliff arrivò primo, battendo atleti che avevano la metà dei suoi anni.
  • Record polverizzato: Tagliò il traguardo in 5 giorni, 15 ore e 4 minuti, migliorando il record precedente di quasi due giorni.
  • Vantaggio: Il secondo classificato arrivò ben 10 ore dopo di lui.

Oltre il traguardo: Una lezione di umiltà

​La grandezza di Cliff Young non si fermò alla prestazione atletica. Quando gli fu consegnato il premio di 10.000 dollari, Cliff apparve sinceramente sorpreso: non sapeva nemmeno che ci fosse un premio né tantomeno in denaro. Dichiarò di non aver corso per i soldi e, con una generosità d'altri tempi, divise l'intera somma tra gli altri corridori, tornando a casa senza un centesimo ma come leggenda globale.


​Cosa possiamo imparare da Cliff oggi?

​La storia di Cliff Young ci insegna che spesso i limiti non sono fisici, ma mentali. Siamo così abituati a seguire le "best practice" e i sentieri tracciati dagli altri che dimentichiamo di chiederci se esista un modo diverso, più adatto a noi, per raggiungere l'obiettivo.

​A volte, per compiere un'impresa straordinaria, bisogna avere il coraggio di essere "ignoranti": smettere di ascoltare chi dice che una cosa è impossibile e iniziare semplicemente a correre, con il proprio passo, fino alla fine.



Capitan Pess





LUPUS IN TABULA: MOLTO PIÙ DI UN GIOCO, UN'INDAGINE SULLA NATURA UMANA

Se avete mai passato una serata a puntare il dito contro il vostro migliore amico gridando "Tu sei il lupo!", sapete quanto possa essere elettrizzante (e psicologicamente devastante) una partita a Lupus in Tabula.

Ma cosa rende questo gioco un classico intramontabile capace di animare gruppi da 8 a 30 persone? Scopriamolo insieme, tra storia, psicologia e qualche curiosità che forse non sapevate.


Le Origini: Dalla Guerra Fredda ai Villaggi Medievali

Nonostante l'ambientazione folkloristica, il gioco ha radici accademiche. La struttura originale si chiama Mafia e fu creata nel 1986 da Dmitry Davidoff, un ricercatore di psicologia dell'Università statale di Mosca.

Davidoff lo ideò come esperimento per combinare la ricerca psicologica con i suoi compiti di insegnamento. Solo negli anni '90 il tema venne trasformato in "Lupi Mannari" da Andrew Plotkin negli Stati Uniti, arrivando poi in Italia grazie a dvGames con il titolo che tutti conosciamo: Lupus in Tabula.


Le Dinamiche Sociali: Perché ci piace mentire?

Il cuore pulsante del gioco non sono le carte, ma le interazioni umane. Ecco cosa accade a livello sociale durante una partita:

La minoranza informata contro la maggioranza ignara: È il concetto base. I Lupi sanno chi sono i loro alleati e hanno un obiettivo comune. I Villici, pur essendo di più, devono navigare nel buio della sfiducia.

Il potere della retorica: Non vince chi ha ragione, ma chi è più convincente. Il gioco premia la capacità di manipolare il linguaggio, mantenere la calma sotto pressione e leggere il linguaggio del corpo altrui.

L'effetto "Capro Espiatorio": Spesso il villaggio decide di eliminare qualcuno semplicemente perché è troppo silenzioso o, al contrario, troppo loquace. È una rappresentazione ludica (e innocua) dei pregiudizi sociali.


Curiosità e Approfondimenti


1. Il ruolo del Narratore (Il "Master")

Spesso sottovalutato, il narratore è il regista dell'esperienza. Un bravo Master non si limita a chiamare le fasi, ma crea atmosfera, descrive le morti con ironia e gestisce i tempi morti. È il vero "Dio" della partita.


2. Strategie da Pro: Il "Bluff del Veggente"

Una delle tattiche più avanzate vede un Villico semplice spacciarsi per Veggente per attirare l'attacco dei lupi e "scoprire" chi abbocca, sacrificandosi per il bene della comunità.


3. Esiste una versione "estrema"

Sapevate che esiste un format chiamato Ultimate Werewolf che permette di giocare con oltre 70 persone contemporaneamente? Richiede una logistica incredibile, ma l'energia che si crea è paragonabile a quella di uno stadio.


Perché dovreste giocarci (ancora)

In un’epoca dominata dagli schermi, Lupus in Tabula ci costringe a guardarci negli occhi. Ci insegna che la verità è soggettiva e che, a volte, l'unico modo per sopravvivere è fidarsi della persona sbagliata.



Capitan Pess









GÄVLEBOCKEN: CRONACA DI UN NATALE CHE FINISCE (QUASI) SEMPRE IN BARBECUE

Se pensate che le vostre tradizioni natalizie siano bizzarre perché lo zio si presenta sobrio solo dopo il dolce, non avete mai sentito parlare di Gävle, una tranquilla cittadina svedese che ogni anno vive un thriller degno di Hollywood.

​Protagonista: una capra di paglia alta 13 metri.

Antagonista: l’intera popolazione mondiale munita di accendino.


​Il Ring: Gävle contro il resto del mondo

​Dal 1966, la città di Gävle erige la Gävlebocken per celebrare l'Avvento. L'obiettivo delle autorità è farla arrivare intera al 25 dicembre. L'obiettivo di chiunque altro nel raggio di 5.000 km sembra essere quello di trasformarla in un falò gigante nel minor tempo possibile.

​È una guerra psicologica. La capra è difesa da telecamere, recinzioni doppie, guardie giurate e persino spray ignifugo (che però, se piove, viene via, rendendo la capra un enorme fiammifero bagnato).


​La Hall of Fame del Disagio: Gli attacchi più folli

​Dimenticate i semplici piromani della domenica. Qui parliamo di geni del male e situazioni surreali:

  • I "Ninja" di Natale (2005): Un tizio vestito da Babbo Natale e uno da Omino di Pan di Zenzero si sono appostati nell'ombra. Con una coordinazione da forze speciali, hanno lanciato frecce infuocate contro la capra e sono svaniti nel buio.
  • L'Americano Confuso (2001): Un turista dell'Arizona ha dato fuoco alla capra convinto che fosse legale. Quando la polizia lo ha beccato, ha risposto candido: "Ma pensavo fosse la tradizione!". Ha passato le vacanze in cella.
  • Il Piano dell'Elicottero (2010): Qualcuno ha cercato di corrompere una guardia per farsi dare le chiavi della recinzione. Il piano? Sollevare la capra con un elicottero e trasportarla fino a Stoccolma. Purtroppo (o per fortuna) il complotto è saltato prima del decollo.
  • L'Attacco del Lupo (1976): Un tizio ha semplicemente lanciato la sua auto contro le zampe della capra, distruggendola a testate metalliche. Sobrietà scandinava.

Flashback Recente: Il Natale 2025 (ovvero: "Ci eravamo quasi!")

​Dopo anni di incendi spettacolari, il 2025 sembrava l'anno della svolta. La sicurezza era diventata così asfissiante che nemmeno una formica con un cerino sarebbe passata. La capra è arrivata alla Vigilia integra. È arrivata al 25 dicembre... ancora in piedi. Gli scommettitori erano disperati, le autorità già stappavano lo champagne.

​E invece? Come nel peggiore dei film comici, la capra è stata incendiata proprio sul traguardo, tra Natale e Capodanno. Un colpo di coda del destino (e di un piromane particolarmente paziente) che ha ricordato a tutti chi comanda davvero a Gävle: il caos. La povera capra del 2025 è finita su TikTok in versione "torcia umana" proprio quando tutti pensavano fosse ormai salva. Mai dire gatto se non ce l'hai nel sacco... e mai dire capra se non è già il 2 gennaio.

Perché la Svezia è ossessionata?

​La Capra di Gävle è diventata una sorta di "Squid Game" natalizio. Esistono siti di scommesse dove la gente punta soldi veri su:

  1. Quanto durerà? (Le quote sulla sopravvivenza oltre la Vigilia sono più basse di quelle di una dieta iniziata il 27 dicembre).
  2. Come morirà? (Incendio, urto, o collasso strutturale?)

​C'è una webcam live 24 ore su 24. Milioni di persone si collegano per fissare della paglia, aspettando il momento in cui l'inquadratura diventerà improvvisamente color arancione acceso.

Conclusione

​In Svezia hanno capito tutto: la vera magia del Natale non è stare insieme, ma vedere se un monumento di paglia riesce a sconfiggere l'istinto primordiale dell'uomo di dare fuoco a tutto ciò che brilla.

​Se alla fine di quest'anno la vedrete ancora in piedi sul sito ufficiale, non disperate: c'è sempre tempo per un ultimo, glorioso barbecue di fine anno.



Capitan Pess





NUOVI INIZI: COME TRASFORMARE I BUONI PROPOSITI IN REALTÀ

Il brindisi di Capodanno è passato, le luci delle feste iniziano a spegnersi e ci ritroviamo davanti al classico foglio bianco. Il 1° gennaio porta con sé un’energia magica, quella sensazione di poter ricominciare da zero. Eppure, sappiamo tutti come va a finire: entro febbraio, l’80% dei buoni propositi finisce nel dimenticatoio.

Perché succede? E come possiamo rendere questo 2026 l'anno della vera svolta?


Il segreto: Meno "Cosa", più "Perché"

Spesso scriviamo liste infinite: "andare in palestra", "mangiare meglio", "leggere di più". Sono obiettivi freddi. Per farli durare, dobbiamo collegarli a un’emozione. Non andare in palestra perché "si deve", ma per sentirti pieno di energia quando giochi con i tuoi figli o per ridurre lo stress dopo il lavoro.


La Regola d'Oro per il Successo

Per non farti sopraffare, prova a seguire questi tre pilastri:

Micro-Abitudini: Invece di "leggere 50 libri all'anno", punta a "leggere 5 pagine ogni sera prima di dormire". La costanza batte l'intensità.

Sii Specifico: "Risparmiare" non è un piano. "Mettere da parte 50€ ogni lunedì" lo è.

La Regola dei due giorni: Non permetterti mai di saltare la tua nuova abitudine per due giorni consecutivi. Un imprevisto capita a tutti, il secondo giorno è l'inizio di una rinuncia.


Tre aree su cui riflettere

Se non sai da dove iniziare, ecco tre spunti per un 2026 equilibrato:

Benessere Mentale: Dedica almeno 10 minuti al giorno al silenzio o alla meditazione. In un mondo iper-connesso, il lusso più grande è la disconnessione.

Relazioni di Qualità: Scegli una persona cara ogni mese e organizza qualcosa di speciale con lei. Meno "like", più caffè veri.

Crescita Personale: Impara una competenza che non c'entra nulla con il tuo lavoro. Ti manterrà curioso e creativo.


"Non devi vedere tutta la scala, devi solo salire il primo gradino." — Martin Luther King Jr.


Buon anno e buon inizio! Che sia un 2026 pieno di passi avanti, non importa quanto piccoli.



Capitan Pess





DA CAPITANO A BARONE: TRA PIRATERIA E SEALAND

Qualche anno fa, mi sono imbattuto in una storia che ha acceso in me una scintilla di ribellione creativa: quella dell'Isola delle Rose.

​L'idea di un ingegnere che costruisce la propria nazione al largo di Rimini per sfuggire alle convenzioni mi ha affascinato da subito. 

Poi è uscito il film che ha anche dato una specie di immagine ad un racconto già di suo emozionante...almeno per quanto mi riguarda.

Ma per me, quel desiderio di indipendenza non era nuovo. Chi mi segue sa che il mio nickname, il nome di battaglia che uso nelle mie gare e il nome di questo blog è Capitan Pess.


L'Anima del Capitano

​Il nome "Capitano" non è nato per caso. Ho sempre amato il mondo della pirateria: quelle storie fatte di coraggio, libertà, ignoranza e grandi visioni; quell'idea del comandante che guida la propria nave e la propria ciurma verso l'ignoto, rispondendo solo alle proprie leggi.

​Ma c’è anche un lato più "cinematografico" dietro questo nome. I miei figli prima e dopo Eleonora, la mia compagnasostengono infatti che io possa vagamente somigliare a Capitan Jack Sparrow. Forse è anche per questo spirito un po' maldestro e scanzonato che ho deciso di portare questo titolo con me nel fango delle Spartan Race.

​Tuttavia, dopo aver scoperto che l'Isola delle Rose era stata distrutta, mi sono chiesto: "Esisterà ancora un posto nel mondo dove questo spirito di libertà è realtà?"

L'Incontro con Sealand:

​La mia ricerca mi ha portato al Principato di Sealand. Fondata nel 1967 su una piattaforma militare nel Mare del Nord, Sealand è la micronazione più famosa e resistente della storia.

​Mentre studiavo la loro storia, ho scoperto le sue avventure rocambolesche e un dettaglio unico: Sealand finanzia la sua indipendenza vendendo titoli nobiliari. L'idea di diventare un nobile di una nazione pirata e indipendente mi stuzzicava parecchio, ma volevo che quel titolo avesse un significato profondo, non volevo semplicemente comprarlo (anche se in ogni caso lo avrei fatto) volevo guadagnarlo! 


​Lo Scambio per la mia Nobiltà 

​Guardando i loro archivi, ho scoperto che un maratoneta canadese aveva rappresentato Sealand alle Olimpiadi. In effetti ho pensato che per una nazione così piccola dev'essere impossibile partecipare a qualunque competizione internazionale. Sealand ha solamente da 1 a 5 residenti! 

È lì che ho avuto l'illuminazione: "Perché non posso rappresentarli io con nelle mie Spartan Race internazionali?"

​Ho preso l'iniziativa (d'altra parte scorre sangue pirata in queste vene) e ho scritto una mail direttamente al Principato. Ho proposto loro uno scambio: se fossi stato insignito di un titolo nobiliare insieme a Eleonora, sarei stato orgoglioso di rappresentare la "nostra" Nazione e portare ufficialmente il nome e i colori di Sealand nelle gare di resistenza più dure del mondo a livello internazionale.


​Una Nuova Stirpe: Il Barone e la Baronessa

​È ufficiale: dopo un po' di tempo e qualche scambio di mail, siamo diventati Barone e Baronessa del Principato di Sealand.


​Cosa Cambia Ora?

​Fondamentalmente, nulla e tutto. Continuerò a comportarmi da Capitano anche se il mio titolo ormai è Barone.

Nel mondo della pirateria non c'è il titolo di Barone, anzi, la pirateria nasceva spesso come un atto di ribellione proprio contro quel sistema di classi e titoli nobiliari rappresentato dalle monarchie dell'epoca e nella nobiltà non c'è il titolo di Capitano che è un titolo di rango militare, il che rende tutto molto più simile alla mia natura e in linea con la mia visione del mondo e della vita: la coerenza è spesso sopravvalutata e nelle contraddizioni a volte è impossibile incasellare certe cose o certe persone. 

Continuerò a correre, a sporcarmi di fango e a superare ostacoli, ma da oggi lo farò con una fierezza diversa. Rappresentare una micronazione che non si è mai arresa davanti a nessuno è lo spirito perfetto per affrontare una Spartan Race.

​Passare da Capitan Pess a Barone di Sealand non è solo un cambio di titolo, è la prova che, con un pizzico di audacia e di coraggio, si può davvero riscrivere e creare la propria storia.



il Barone Capitan Pess









USCIMMO A RIVEDER LE STELLE: RIFLESSIONI DEL PROFESSOR FRANCO NEMBRINI

Avete mai avuto l’impressione che un libro scritto settecento anni fa stesse parlando proprio di voi, delle vostre paure e del vostro desiderio di felicità? È questa la sensazione che si prova sfogliando "Uscimmo a riveder le stelle", il commento all’Inferno di Dante Alighieri curato dal Professor Franco Nembrini.

Non si tratta del solito manuale scolastico. Nembrini non ci spiega Dante "dalla cattedra", ma ci prende per mano come farebbe Virgilio, mostrandoci che la Divina Commedia è, prima di tutto, il racconto di un uomo che vuole tornare a casa.


1. Il dramma della "Selva Oscura"

Il libro si apre con una premessa potente: l’Inferno non è un luogo mitologico lontano, ma la rappresentazione di quei momenti della vita in cui ci sentiamo smarriti, bloccati in una "selva oscura" di non-senso. Nembrini sottolinea come Dante sia un uomo ferito dalla politica e dall'esilio, ma che proprio nel fondo del suo abisso trova la forza di gridare: "Miserere di me". È l'inizio della salvezza: riconoscere di avere bisogno di aiuto.


2. Il peccato come "errore di mira"

Uno dei punti più affascinanti dell'analisi di Nembrini è la sua definizione di peccato. Attraverso le pagine del libro, comprendiamo che i dannati non sono "cattivi" in modo astratto; sono persone che hanno cercato la felicità dove non potevano trovarla. Hanno amato troppo una cosa sola (il potere, il sesso, il denaro) dimenticando il Tutto.

Nembrini ci insegna a guardare Paolo e Francesca, Farinata o Ulisse non con il distacco del giudice, ma con profonda carità e realismo, riconoscendo nei loro errori i nostri stessi desideri distorti.


3. La necessità di una guida

Nessuno si salva da solo. Questo è il cuore del messaggio di Nembrini. Dante ha bisogno di Virgilio, ha bisogno di qualcuno che gli indichi la strada e gli dia il coraggio di guardare in faccia il male per poterlo superare. Il libro è un inno all'educazione intesa come testimonianza: si può uscire dall'inferno solo se si segue qualcuno che ha già visto la luce e ci assicura che il viaggio vale la pena.


Perché leggere questo libro

Linguaggio semplice e profondo: Nembrini parla al cuore, usando esempi quotidiani che rendono i versi di Dante vivi, attuali e vibranti.

Speranza pura: Nonostante si parli di Inferno, il titolo scelto punta già alla fine del viaggio. Il messaggio è chiaro: non siamo fatti per il fango, ma per le stelle.

Un incontro personale: Leggendolo, non si impara solo "cosa ha scritto Dante", ma si scopre qualcosa di più su se stessi.


Conclusione

"Uscimmo a riveder le stelle" è un invito a non aver paura della nostra umanità, dei nostri limiti e delle nostre domande più scomode. È un libro che consiglio a chiunque si senta "nel mezzo del cammin", perché ci ricorda con forza che il buio non ha mai l'ultima parola sulla vita di un uomo.



Capitan Pess





L'EFFETTO VERITÀ ILLUSORIA: PERCHÉ LE MENZOGNE RIPETUTE CI SEMBRANO VERE

Sei mai inciampato in una notizia o in un fatto che, pur sapendo essere falso, ha iniziato a suonarti stranamente familiare o quasi credibile dopo averlo sentito più volte? Non è un difetto del tuo cervello, ma l'azione di uno dei bias cognitivi più potenti e subdoli: l'Effetto Verità Illusoria (o Illusionary Truth Effect).

Scopriamo insieme come funziona questo fenomeno psicologico e perché la ripetizione è una chiave così efficace per la persuasione (e talvolta la disinformazione).


Che Cos'è Esattamente l'Effetto Verità Illusoria?

L'Effetto Verità Illusoria è la tendenza a credere che un'affermazione sia più veritiera semplicemente perché è stata ripetuta frequentemente.

Il tuo cervello, costantemente alla ricerca di scorciatoie per risparmiare energia, valuta la familiarità di un'informazione come un indicatore della sua accuratezza. Quando senti la stessa affermazione più volte, che sia vera o falsa, essa diventa più facile e fluida da elaborare. Questa facilità di elaborazione viene erroneamente interpretata dalla mente come verità.

In sintesi: Più una cosa è facile da ricordare, più la nostra mente la percepisce come vera.


La Storia e gli Studi Chiave

Questo fenomeno non è solo un'osservazione moderna. I primi studi formali risalgono agli anni '70.

Lo Studio Originale (Hasher, Goldstein e Toppino, 1977): I ricercatori presentarono ai partecipanti una serie di affermazioni banali (come "L'occhio di struzzo è più grande del suo cervello") e chiesero loro di valutarne la veridicità. Queste affermazioni venivano ripetute in sessioni successive intervallate nel tempo.

Il Risultato: Nel corso delle sessioni, la valutazione media di veridicità aumentava significativamente per le affermazioni che erano state ripetute, anche se i partecipanti non potevano ricordare di averle sentite prima. La semplice esposizione ripetuta aveva reso le affermazioni più credibili.

Questo effetto è così forte che funziona anche quando l'affermazione è palesemente falsa o se le persone sanno già che è falsa! Se l'informazione viene presentata accanto a fatti veri, la ripetizione può lentamente erodere il giudizio critico iniziale.


Dove Agisce l'Effetto Verità Illusoria?

Questo bias è fondamentale in molti ambiti della vita pubblica e personale:


1. Marketing e Pubblicità

Il motto del marketing è spesso: Ripeti, Ripeti, Ripeti. I brand sanno che vedere il loro slogan o logo un numero sufficiente di volte rende il prodotto familiare e, per estensione, affidabile e "migliore" nella mente del consumatore.


2. Politica e Propaganda

È forse qui che l'effetto è più evidente e pericoloso. Le campagne politiche spesso si basano sulla ripetizione ossessiva di slogan, accuse o "punti di discussione" (talking points). Se un politico continua a ripetere un'accusa contro un rivale, anche se smentita, l'accusa stessa acquisisce una patina di verosimiglianza per l'ascoltatore non attento.


3. Disinformazione e Notizie False (Fake News)

Nell'era digitale, la disinformazione si diffonde rapidamente. I bot e gli account falsi ripetono la stessa notizia errata migliaia di volte, saturando l'ambiente informativo. La frequenza con cui incontriamo una fake news su social media o chat la fa sembrare, nel tempo, meno "strana" e più plausibile.


Come Difendersi da Questo Bias

Essere consapevoli dell'Effetto Verità Illusoria è la tua prima e migliore difesa. Ecco alcune strategie per contrastarlo:

Rallenta il Giudizio: Prima di accettare un'affermazione come vera, fai una pausa. Non fidarti della sensazione di familiarità che provi.

Verifica la Fonte (e i Fatti): Quando incontri un'informazione, specialmente se sorprendente o molto ripetuta, cerca attivamente fonti indipendenti e credibili per la verifica.

Concentrati sull'Evidenza: Chiediti: "Qual è la prova a sostegno di questa affermazione?" Non confondere la frequenza con l'evidenza.

Coltiva la Scetticità: Accetta che il tuo cervello possa essere ingannato dalla semplice ripetizione. Mantenere un sano livello di scetticismo ti aiuta a distinguere la familiarità dalla verità oggettiva.


Conclusione

L'Effetto Verità Illusoria è una potente dimostrazione di quanto sia delicato il confine tra la familiarità e la verità nel nostro cervello. Nel mondo odierno, inondato di informazioni, la nostra capacità di riconoscerlo e resistergli non è solo una curiosità psicologica, ma un'abilità essenziale per il pensiero critico e la navigazione responsabile della realtà.

La prossima volta che senti qualcosa di familiare, chiediti: È vero, o mi è solo stato detto in continuazione?



Capitan Pess






181-L'ARTE DI INCIAMPARE: PERCHÉ LA SAGGEZZA HA IL SAPORE DEI PASSI FALSI

​Guardiamo spesso alle persone che riteniamo sagge come a creature distanti, quasi avvolte in un’aura di imperturbabilità. Immaginiamo che ...