163-FINCHE' IL CAFFÈ È CALDO: LA MIA RECENSIONE

Corpo di mille balene! Benvenuti sul mio ponte, compagni di sventura! Mi sono imbarcato in una nuova avventura tra le pagine di un libro che prometteva tesori e meraviglie, ma mi sono ritrovato incagliato in una secca di noia. Calate le vele e preparate il rum, perché oggi non farò prigionieri: ecco cosa ne penso veramente della mia ultima "escursione" letteraria.



Aspettative vs Realtà: Perché "Finché il caffè è caldo" non mi ha convinto

​Siamo onesti: quante volte abbiamo comprato un libro solo perché lo vedevamo ovunque? In classifica, sui social, nelle vetrine di ogni libreria. È quello che è successo a me con "Finché il caffè è caldo" di Toshikazu Kawaguchi. Dopo milioni di copie vendute e un successo editoriale travolgente, mi aspettavo un capolavoro.

​Invece, mi sono ritrovato tra le mani una tazza di caffè decisamente... tiepida. Ecco perché l'esperienza, per me, è stata deludente.

L'ostacolo dei nomi e l'identità dei personaggi

​Uno dei problemi principali che ho riscontrato è stata la difficoltà di connessione con i protagonisti. Mi sono ritrovato spesso confuso dai nomi giapponesi: per chi non ha dimestichezza con la lingua o la cultura del Sol Levante, distinguere tra i vari personaggi non è sempre immediato.

​In più occasioni ho fatto fatica persino a capire se il protagonista di quel capitolo fosse un uomo o una donna. Questa confusione continua ha spezzato il ritmo della lettura e mi ha impedito di immedesimarmi davvero nelle storie di chi frequentava la caffetteria.

Una trama che non decolla

​Nonostante il concetto del viaggio nel tempo (con tutte le sue bizzarre regole) sia interessante sulla carta, la storia in sei non mi ha entusiasmato. Mi aspettavo qualcosa di più profondo o coinvolgente, ma ho trovato lo sviluppo dei racconti un po' ripetitivo e privo di quel "guizzo" che ti tiene incollato alle pagine fino a tarda notte.

Uno stile che non fa per me

​Oltre ai contenuti, è proprio la scrittura che non ha risuonato con le mie corde. Lo stile dell'autore (o forse la resa della traduzione) mi è sembrato troppo asciutto o, al contrario, poco incisivo nei momenti che avrebbero dovuto essere emozionanti. È la prova che non tutto ciò che diventa un "caso editoriale" è adatto a ogni tipo di lettore.

In conclusione: Sono entrato in quella caffetteria con grandi aspettative, ma ne sono uscito con l'amaro in bocca. "Finché il caffè è caldo" non è un brutto libro in senso assoluto, ma sicuramente non è il capolavoro che mi aspettavo.


IL VERDETTO DEL CAPITANO

​Per i baffi di un calamaro gigante, che delusione! Questa volta la bussola mi ha tradito e il tesoro si è rivelato solo ferraglia arrugginita. Gettate questo libro nella stiva e preparatevi alla prossima rotta: spero di avvistare presto un romanzo che valga davvero la pena di essere saccheggiato!

​E voi, lupi di mare? Avete mai abboccato all'amo di un bestseller che poi si è rivelato una scarpa vecchia? Ditemi la vostra o finirete a lavare il ponte!



Capitan Pess





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