L'INGANNO DELLE PAROLE: QUANDO LA LINGUA CI GIOCA UN BRUTTO SCHERZO

Vi è mai capitato di fermarvi a guardare una parola comune e pensare: "Ma perché si chiama così?". La nostra lingua è un labirinto di significati nascosti e, a volte, di veri e propri controsensi. Oggi esploriamo tre parole che sembrano nate per confonderci: motociclista, pianoforte e turbolenta.

​Preparatevi, perché nulla è come sembra!

1. Il Motociclista: Un ciclista che ha smesso di pedalare?

​Se scomponiamo la parola, abbiamo "Moto" e "Ciclista". Ma allora, il motociclista è un ciclista che va veloce o un pezzo di motore che pedala?

​In realtà, la risposta sta nella storia. La bicicletta un tempo era chiamata semplicemente "ciclo". Quando a fine Ottocento hanno iniziato a montare i primi motori su quei telai, sono nate le motociclette (ovvero "cicli a motore"). Quindi sì, tecnicamente il motociclista è un "ciclista pigro" che ha deciso di affidarsi alla meccanica invece che ai polpacci!

2. Il Pianoforte: L’eterno indeciso

​Qui entriamo nel regno della musica e del paradosso. È piano o è forte?

​Prima della sua invenzione, gli strumenti a tastiera (come il clavicembalo) avevano un grosso limite: il volume era sempre lo stesso, indipendentemente dalla pressione delle dita. Intorno al 1700, Bartolomeo Cristofori inventò uno strumento che poteva suonare sia il "piano" che il "forte" in base al tocco. Il nome originale era infatti “Gravicembalo col piano e forte”. Con il tempo, per comodità, abbiamo unito i due opposti in un'unica, meravigliosa parola.

3. Turbolenta: Una velocità... frenata?

​Questa è la parola più curiosa di tutte. Se una situazione è "turbolenta", è Turbo (velocissima, energica) o è Lenta?

​Qui la lingua italiana ci trae in inganno con un gioco di suoni. La radice non ha nulla a che fare con la velocità delle auto da corsa o con la lentezza di una lumaca. Deriva dal latino turba, che significa "folla, disordine, confusione". Essere turbolenti non significa andare a una certa velocità, ma essere in uno stato di agitazione e caos.

Il paradosso: Una persona turbolenta può essere lentissima nei movimenti ma avere un cervello che corre a mille all'ora nel disordine più totale!


In conclusione

​Le parole sono come scatole cinesi: più le apri, più scopri segreti inaspettati. La prossima volta che vedete un motociclista sfrecciare, o sentite le note di un pianoforte in una giornata turbolenta, ricordatevi che state vivendo in un mondo fatto di bellissimi controsensi.




Capitan Pess





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