Ascoltate bene, manica di ratti di sentina, sognatori da banchina e naufraghi del web.
Per centoquarantasette volte — sì, le ho contate tra un bicchiere di rum scadente e un attacco di mal di mare esistenziale — ho scritto nell’ombra. Centoquarantasette articoli scarabocchiati mentre la nave scricchiolava, senza cercare il vostro applauso, senza lucidare gli ottoni per i turisti e senza mendicare un briciolo di consenso. Erano lì, stipati in fondo alla cambusa, tra i sacchi di farina ammuffita e i ricordi che puzzano di pesce.
Scrivevo per me. Perché il Capitano è l'unico che deve conoscere la rotta, anche quando la rotta è un ghirigoro senza senso sulla mappa.
Ma la solitudine è una vecchia signora che alla lunga stufa, e il tentativo di restare isolati è fallito miseramente. Ho provato a mimetizzarmi, a scrivere di cose che tra loro c’entrano come un’ancora con un paio di scarpe da ballo. Ho saltato di palo in frasca, dal senso della vita alla ricetta per non impazzire durante la bonaccia, seguendo solo quello che mi frullava per la testa o l’ultima follia in cui mi sono imbattuto sul molo.
Risultato? Non è servito a niente. Quindi, tanto vale ammainare la bandiera della discrezione e issare il mio Jolly Roger. Da oggi, gli articoli di Capitan Pess sbarcano ufficialmente sui social. Non è un’operazione di marketing (non saprei nemmeno come fare), è un arrembaggio. È il mio diario di bordo che viene buttato in mare dentro una bottiglia di rum vuota: se lo trovate e vi piace, bene. Se vi affoga tra le mani, poco male.
Come scelgo di cosa parlarvi?
Non lo scelgo. È il caos che mi cade addosso come fulmini nella tormenta.
Se domattina mi imbatto in un granchio filosofo o se il caffè mi suggerisce il segreto dell'universo, finirà scritto qui sopra. Senza filtri, senza coerenza, senza quella noiosa pretesa di essere "sul pezzo". Il mio pezzo è la mia testa, e vi assicuro che è un posto dove ci si perde facilmente.
Quindi, benvenuti a bordo, se proprio ci tenete. Non aspettatevi logica, non aspettatevi cortesia e, per l’amor del Kraken, non chiedetemi dove stiamo andando.
Il diario è aperto. Il mare è agitato. E io non ho nessuna intenzione di ammainare le vele.
Il vostro Capitano (che non vi ha chiesto di seguirlo, ma apprezza se portate da bere),
Capitan Pess

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