179-LA LEZIONE DELL'ULTRA RUNNING: PERCHÉ LA STANCHEZZA TI RENDE CODARDO (E COME SUPERARLA)


​C’è un momento preciso, in una gara di cento chilometri o durante un allenamento infinito sotto l’acqua, in cui la corsa smette di essere una questione di gambe e diventa un negoziato politico con la tua mente.

​In quel momento, mentre i quadricipiti urlano e la testa ti suggerisce quindici ottimi motivi per fermarti al prossimo ristoro, ritornano in mente le parole di Vince Lombardi:

 

"La fatica ci rende tutti un po' codardi."


​Chi pratica l’ultra running lo sa meglio di chiunque altro: la stanchezza non consuma solo il glicogeno nei muscoli, consuma il coraggio.

Ora capisco perché durante la mia ultima Spartan Race Ultra di Morzine, gli altri concorrenti francesi, i tifosi e persino i giudici di gara ripetevano sotto voce sempre la stessa cantilena: "courage"!  

Ma la verità è che questa dinamica non si limita ai sentieri di montagna o all'asfalto. Funziona esattamente allo stesso modo in ogni singolo settore della nostra vita.


​La notte buia dell'anima (in gara e in ufficio)

​Nell'ultra maratona la "codardia da fatica" ha un copione preciso. Inizi la gara forte, motivato, con una strategia chiara. Poi arrivano le ore di sforzo accumulato. La mente, privata di energie, va in modalità risparmio energetico e inizia a mentirti. Ti dice che quell'obiettivo è troppo ambizioso, che il dolore è insopportabile, che ritirarsi è l'unica scelta logica. La fatica trasforma un atleta d'élite in una persona che cerca disperatamente una via d'uscita.

​Ora, prova a traslare tutto questo fuori dallo sport.

​Quante volte hai iniziato un progetto lavorativo, un percorso di studi o un cambiamento personale con un entusiasmo pazzesco, per poi trovarti a metà percorso – schiacciato dalla routine, dalle scadenze e dalla stanchezza mentale – a pensare: "Forse non fa per me", "Forse dovrei accontentarmi", "Chi me lo fa fare"?

​Ecco la trappola: scambiamo la stanchezza per mancanza di talento o di motivazione. Quando siamo esausti, diventiamo codardi anche nella vita quotidiana. Smettiamo di rischiare, accettiamo lo status quo e scegliamo la via più facile (che spesso è la rinuncia) solo perché non abbiamo l'energia psicologica per lottare.

Gestire la crisi: la strategia dell'Ultra Runner applicata alla vita

​Un ultra runner non è qualcuno che non prova la tentazione di mollare, ma qualcuno che ha imparato a non credere a quella tentazione. Se vuoi evitare che la fatica ti renda codardo nel lavoro o nelle tue scelte personali, devi applicare la stessa strategia che si usa per arrivare al traguardo di una 100 km:

1. Non negoziare mai in salita (o nei momenti di crisi)

​In gara si dice: mai ritirarsi in cima a una salita o nel bel mezzo di una crisi. Aspetta di essere in discesa, di aver mangiato, di esserti riposato cinque minuti.

Nella vita è uguale. Se una decisione importante (lasciare un lavoro, chiudere un progetto, cambiare rotta) ti sembra l'unica opzione alle otto di sera dopo una giornata devastante, non decidere. La fatica sta parlando al posto tuo. Dormici sopra. Prendi quella decisione quando la mente è fresca.

2. Spezzetta il percorso

​Se a metà di una gara di 120 km pensi alla distanza che manca, ti ritiri. La mente si spaventa. Devi pensare solo ad arrivare al prossimo ristoro. A quei dieci chilometri successivi.

Davanti a un obiettivo di vita enorme che ti spossa, non guardare la cima della montagna. Concentrati sul micro-obiettivo di oggi. Riduci l'orizzonte temporale per togliere potere alla paura.

3. Accetta il "Bad Patch" (il momento no)

​Nelle corse lunghe sai che attraverserai dei momenti di buio pesto, ma sai anche che – se continui a muovere i piedi – quei momenti passeranno.

Anche nella vita, quando ti senti sopraffatto e privo di coraggio, accetta che è solo un bad patch. Non significa che hai fallito, significa solo che la tua batteria è momentaneamente scarica. Continua a camminare, rallenta se necessario, ma non fermarti.

Il traguardo oltre la fatica

​La fatica ha il potere di renderci codardi, è vero, ma ha anche un altro potere: se impari a superarla senza assecondarla, ti mostra di cosa sei veramente capace.

​Che tu stia correndo su un sentiero di notte o che tu stia stringendo i denti per portare avanti la tua attività, ricorda che la paura e il dubbio che provi spesso non sono reali. Sono solo i sintomi della stanchezza.

​Nutri il tuo corpo, riposa la mente e, soprattutto, impara a non credere a tutto ciò che ti sussurra la fatica. Il coraggio è appena un chilometro più in là.



Capitan Pess 





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